Russia, la repressione colpisce anche le élite: cresce il “fattore paura”

In Russia la repressione ha compiuto un nuovo salto di qualità. Non sono più solo gli oppositori dichiarati del Cremlino a finire sotto accusa per un post critico o anche un semplice “mi piace” sui social. Adesso, nel mirino delle autorità, ci sono anche esponenti delle élite, figure rimaste in silenzio per anni o ritenute fedeli al regime. Il risultato è un clima di panico che si diffonde in tutti i segmenti della società, persino tra coloro che si ritenevano intoccabili.

“Una farsa che diventa realtà”

“Elite comprese, nessuno è più al sicuro”, osserva la scrittrice e traduttrice Elena Kostioukovitch di Memorial Italia, parlando di una repressione che definisce un “Grand Guignol con prigioni e condanne vere”. Anche l’analista Andrei Kolesnikov sottolinea che il sistema putiniano ha trasformato le élite in una “classe impaurita e quindi controllabile”.

I casi più eclatanti

Tra gli episodi recenti, spicca l’inserimento nell’elenco degli “agenti stranieri” di Sergei Markov, ex deputato di Russia Unita e consigliere di Putin nel 2012. Il caso ha avuto grande risonanza, con il propagandista Vladimir Solovyov che ha chiesto persino la sua detenzione in tv.

Nel mirino anche il Centro Eltsin di Ekaterinburg, multato e indagato dopo la condivisione di post contro la guerra. Dirigenti e collaboratori sono accusati di “discredito delle forze armate” per rilanci su Facebook risalenti al febbraio 2022.

Intanto, secondo Novaya Gazeta, dall’inizio della guerra sono stati 56 i manager pubblici e top manager di imprese statali morti in circostanze sospette, spesso cadendo da finestre. Tra questi, il ministro dei Trasporti Roman Starovoit, morto a luglio in circostanze definite “suicidio”, poco dopo un licenziamento e indagini per corruzione.

Repressione digitale e nuove app di Stato

Alla repressione politica si affianca quella digitale. Dal 1° settembre ogni nuovo telefono venduto in Russia integra Max, l’app di messaggistica di Vkontakte, sviluppata per sostituire WhatsApp e Telegram. Roskomnadzor ha già limitato le funzioni di chiamata delle due app occidentali e non è escluso un blocco totale.

Gli utenti tentano di aggirare i divieti con VPN, Facetime o app alternative come Botim e Zangi. Ma il controllo digitale, definito da molti un “gulag digitale”, si fa sempre più stringente.

Una nuova stagione di paura

Arresti, processi, accuse di tradimento e morti sospette: il sistema sembra divorare se stesso. “Come ai tempi di Stalin”, osservano diversi analisti, mentre Putin prepara il ricambio dell’establishment affidandosi ai veterani dell’operazione militare speciale in Ucraina.

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