Dopo 735 giorni di guerra, nella notte tra il 9 e il 10 ottobre è entrato ufficialmente in vigore il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, a seguito della ratifica dell’accordo di pace da parte del governo israeliano. L’intesa, firmata ieri al Cairo con la mediazione di Egitto, Qatar e Stati Uniti, segna un momento storico per la regione e apre la strada a una possibile stabilizzazione del conflitto israelo-palestinese.
La tregua e la task force internazionale
La tregua sarà monitorata da una task force congiunta composta da circa 200 soldati statunitensi e militari provenienti da Egitto, Qatar, Turchia e, probabilmente, Emirati Arabi Uniti.
Secondo quanto previsto dall’accordo, l’IDF (Israeli Defense Forces) si ritirerà entro 24 ore fino alla cosiddetta Linea Gialla, tracciata nelle mappe ufficiali dell’intesa.
Nel frattempo, Hamas dovrà rilasciare tutti gli ostaggi vivi entro 72 ore. La prima fase dello scambio prevede la liberazione di 20 ostaggi in cambio di 1.950 prigionieri palestinesi detenuti in Israele. Tra questi, tuttavia, non figurerà Marwan Barghouti, leader di Fatah, la cui eventuale scarcerazione sarà oggetto di future trattative.
Per la restituzione dei corpi degli ostaggi deceduti, Hamas ha chiesto dieci giorni supplementari.
Trump: “Abbiamo fermato la guerra”
Dagli Stati Uniti è arrivata l’immediata reazione di Donald Trump, che ha rivendicato un ruolo chiave nella mediazione:
“Abbiamo fermato la guerra. Sarà una pace duratura,”
ha dichiarato il presidente americano in un messaggio pubblicato su X.
Trump è atteso domenica a Gerusalemme, dove incontrerà Benjamin Netanyahu, prima di volare al Cairo per la firma ufficiale dell’accordo. Il premier israeliano, nel congratularsi con Trump, ha ironizzato dicendo:
“Ora dategli il Nobel per la Pace.”
Verso una nuova fase del conflitto
L’accordo rappresenta la prima tregua strutturata dal 2023, dopo oltre due anni di scontri e decine di migliaia di vittime civili.
Secondo fonti diplomatiche, l’intesa include anche una roadmap per un possibile riconoscimento reciproco, che potrebbe riaprire il dossier sulla soluzione dei due Stati, sospeso da tempo.
Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha accolto con favore l’intesa, definendola “un passo concreto verso la pace e la dignità del popolo palestinese”.
Le sfide della pace
Nonostante l’entusiasmo internazionale, diversi analisti invitano alla prudenza.
Le tensioni interne a Gaza, la frammentazione delle fazioni palestinesi e le divergenze politiche in Israele potrebbero mettere a rischio la tenuta del cessate il fuoco.
Tuttavia, dopo 735 giorni di conflitto ininterrotto, la notizia di una tregua suscita un cauto ottimismo.
Le strade di Rafah e Khan Yunis hanno visto piccoli gruppi di persone tornare in strada, mentre da Tel Aviv a Gerusalemme si moltiplicano le reazioni di sollievo, accompagnate dalla speranza che questa volta la pace possa davvero durare.
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