Dopo 735 giorni di guerra, il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza è finalmente entrato in vigore.
Nella notte, il governo israeliano ha ratificato l’accordo di tregua siglato ieri al Cairo, sotto la mediazione di Egitto, Qatar, Turchia e Stati Uniti.
La notizia è stata confermata da ANSA, Reuters e AP News, che parlano di un’intesa storica destinata a segnare una nuova fase nel conflitto israelo-palestinese.
Le prime misure dell’accordo
Come riportato da The Guardian, l’accordo prevede che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) completino entro 24 ore il ritiro militare fino alla cosiddetta Linea Gialla, tracciata nelle mappe ufficiali dell’intesa.
In parallelo, Hamas dovrà rilasciare tutti gli ostaggi vivi entro 72 ore. La prima fase dello scambio include 20 ostaggi israeliani in cambio di 1.950 prigionieri palestinesi, escluso Marwan Barghouti, leader di Fatah, che resterà in carcere per ora.
Il cessate il fuoco sarà monitorato da una task force internazionale composta da circa 200 soldati statunitensi, insieme a militari provenienti da Egitto, Qatar, Turchia e, probabilmente, Emirati Arabi Uniti, come riportato da Reuters.
Trump: “Ho fermato la guerra”
Negli Stati Uniti, Donald Trump ha celebrato l’accordo come un successo personale di politica estera.
“Abbiamo fermato la guerra. Sarà una pace duratura,”
ha dichiarato il presidente americano in un post su X, citato da AP News.
Trump è atteso domenica a Gerusalemme per incontrare Benjamin Netanyahu, prima di recarsi al Cairo per la firma ufficiale dell’accordo di pace.
Il premier israeliano, commentando l’intesa, ha dichiarato ironicamente:
“Ora dategli il Nobel per la Pace.”
L’ONU e la comunità internazionale
Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha accolto positivamente la tregua, definendola “un passo necessario verso la dignità e la sicurezza di entrambe le popolazioni”.
Guterres ha però invitato la comunità internazionale a non fermarsi al cessate il fuoco, ma a sostenere concretamente la ricostruzione di Gaza, dove oltre un milione di persone risultano sfollate.
Dal mondo arabo sono arrivate reazioni caute ma positive:
- Egitto e Qatar, mediatori chiave, hanno parlato di “un primo passo verso la stabilità”;
- Giordania e Arabia Saudita chiedono una roadmap politica per la soluzione dei due Stati;
- Iran ha definito l’accordo “una vittoria morale della resistenza palestinese”.
Gaza: tra speranza e macerie
A Gaza City, Rafah e Khan Yunis, centinaia di famiglie sono tornate per la prima volta in strada, tra le rovine delle proprie abitazioni.
Le organizzazioni umanitarie segnalano un “cauto ritorno alla vita”, ma ricordano che la ricostruzione richiederà anni e massicci investimenti internazionali.
Nonostante la tregua, la popolazione teme nuove violenze: l’esercito israeliano mantiene infatti il diritto di rispondere a eventuali violazioni, mentre Hamas ha ribadito che la tregua “non significa resa”.
Un equilibrio fragile
Secondo gli analisti citati da Reuters e The Guardian, l’accordo di oggi rappresenta un cessate il fuoco tecnico, non ancora una vera pace.
Le questioni di fondo — confini, sicurezza, status di Gerusalemme e ritorno dei profughi — restano aperte. Tuttavia, la firma di questa intesa segna il primo spiraglio di dialogo dopo due anni di guerra.
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