La maggioranza di centrodestra accelera sul referendum costituzionale per confermare la riforma della giustizia e la separazione delle carriere dei magistrati.
Alla vigilia dell’approvazione definitiva della legge in Parlamento, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega scaldano i motori per la campagna referendaria, precisando tuttavia che non si tratterà di “un voto su Giorgia Meloni”.
Forza Italia: “Saremo i primi a promuoverlo”
“Forza Italia sarà la prima a promuovere il referendum”, ha dichiarato Maurizio Gasparri, annunciando che il partito ha già individuato i referenti dei comitati per il sì: il deputato Enrico Costa e il senatore Pierantonio Zanettin.
L’obiettivo è raccogliere le firme di un quinto dei parlamentari di una Camera per accelerare la richiesta di consultazione popolare.
Non è esclusa, in una seconda fase, anche la raccolta di firme tra i cittadini o la richiesta di cinque consigli regionali, a sostegno dell’iniziativa.
FdI: “Non è un voto sulla premier”
Da Fratelli d’Italia arriva però la linea della prudenza. “Non chiederemo un voto su Giorgia Meloni — ha chiarito Giovanni Donzelli — ma un giudizio sul sistema della giustizia. Anche chi non condivide la premier potrà sostenere una riforma necessaria”.
Il partito di maggioranza, memore della personalizzazione referendaria dell’era Renzi, vuole evitare che la consultazione diventi un test politico per il governo.
Opposizione e magistrati in campo per il “no”
Le opposizioni, dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, annunciano una “grande mobilitazione nazionale” per il no, accusando la maggioranza di voler mettere sotto controllo la magistratura.
Anche l’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) scenderà in campo con un proprio comitato. Il presidente Cesare Parodi, pur fiducioso sull’esito, non esclude le dimissioni in caso di vittoria del sì.
“Il risultato dipenderà anche dal clima generale — ha spiegato —. Se emergeranno scandali o errori giudiziari, potrebbero crescere i consensi alla riforma.”
Nordio attacca la sinistra: “La solita litania”
In Senato, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha replicato alle critiche delle opposizioni, definendo le loro osservazioni “la solita litania petulante”.
Con una battuta, il guardasigilli ha risposto anche al presidente del Senato Ignazio La Russa, che aveva detto che “forse il gioco non valeva la candela”: “Non solo valeva una candela — ha ironizzato Nordio —, ma addirittura un candelabro”.
Verso il voto popolare
I tempi del referendum sono già tracciati. Dopo la pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale, partirà il conto alla rovescia: tre mesi per presentare la richiesta, poi 30 giorni per le verifiche della Cassazione.
Secondo le stime del ministero, la consultazione potrebbe tenersi tra metà marzo e metà aprile 2026, subito dopo Pasqua.
“Prima si farà, meglio sarà”, ha sintetizzato il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, confermando la volontà della maggioranza di arrivare rapidamente alle urne.
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