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Crans-Montana, custodia confermata per Moretti: resta detenuto per rischio fuga, ma la libertà è legata alla cauzione

A Sion, sede della Procura cantonale, la vicenda giudiziaria legata al rogo di Capodanno a Crans-Montana entra in una fase delicata e controversa. Il Tribunale delle misure preliminari del Canton Vallese ha confermato la custodia cautelare in carcere per Jacques Moretti, 47 anni, titolare del locale Le Constellation, ma ha lasciato aperta una porta che potrebbe condurlo presto fuori dalla cella.

In linea teorica, la detenzione preventiva è stata fissata a tre mesi. Tuttavia, secondo quanto chiarito dal Tribunale, l’arresto è stato convalidato esclusivamente per il rischio di fuga, l’unico elemento ritenuto fondato dalla Procura. Proprio questo aspetto rende possibile una revoca della custodia, qualora vengano applicate misure alternative considerate sufficienti a neutralizzare il pericolo.

Tra le opzioni previste figurano il pagamento di una cauzione, il ritiro del passaporto e l’uso del braccialetto elettronico. Misure che, precisano fonti giudiziarie, possono essere applicate singolarmente o in combinazione e non prevedono automaticamente l’obbligo della cauzione. La determinazione dell’eventuale somma, spiegano i giudici, richiede però verifiche approfondite sulla situazione patrimoniale dell’indagato. Nel frattempo, resta la detenzione.

Gli avvocati di Moretti leggono il provvedimento come un segnale positivo. Il legale Patrick Michod parla di una decisione equilibrata e giuridicamente solida, che potrebbe consentire al suo assistito di tornare in libertà in tempi brevi. Dello stesso avviso anche i difensori della moglie Jessica, attualmente ai domiciliari, che ritengono la misura proporzionata.

Di tutt’altro tono le reazioni dei legali delle famiglie delle vittime. Per loro, il rischio non è solo la fuga, ma l’eventuale inquinamento delle prove e la pressione sui testimoni. Le parole che arrivano dai rappresentanti delle parti civili sono cariche di rabbia e frustrazione: c’è chi parla apertamente di una ferita che si riapre, chi teme che la rapidità di un possibile rilascio comprometta la ricerca della verità.

Le indagini, intanto, proseguono a ritmo serrato e si concentrano sempre più sul ruolo del Comune di Crans-Montana, che non ispezionava il locale da anni. Il municipio non potrà costituirsi parte civile: lo ha stabilito la procuratrice generale Béatrice Pilloud, chiarendo che le uniche parti lese sono le vittime e i loro familiari.

Sul fronte italiano, la Procura di Roma accelera e ipotizza anche il reato di disastro colposo. È in preparazione una rogatoria per ottenere atti, interrogatori e l’elenco degli indagati. Proseguono inoltre le autopsie sui giovani italiani morti nell’incendio, mentre cresce la pressione istituzionale perché vengano chiarite tutte le responsabilità.

La sensazione diffusa è che la partita giudiziaria sia solo all’inizio, ma che ogni decisione, anche tecnica, abbia un peso enorme sul piano umano e simbolico.

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