La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto ufficialmente all’Unione Europea di estendere la deroga al Patto di stabilità prevista per la difesa anche alle spese legate alla crisi energetica. La richiesta è contenuta in una lettera inviata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nella quale il governo italiano avverte che senza questo ampliamento sarà difficile per l’Italia aderire pienamente al programma europeo Safe.
Secondo Meloni, il protrarsi della crisi in Medio Oriente e l’aumento dei prezzi dell’energia rendono ormai la sicurezza energetica una priorità strategica per tutta l’Europa. Per questo motivo la premier ritiene necessario applicare anche al settore energetico la National Escape Clause, la clausola che consente deroghe temporanee ai vincoli di bilancio europei.
La posizione italiana rappresenta un passaggio politico rilevante nei rapporti con Bruxelles. Per la prima volta il governo mette nero su bianco il rischio di non attivare il programma Safe, considerato dalla Commissione europea uno strumento chiave per rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione.
Da Bruxelles, però, al momento prevale la prudenza. La Commissione europea ha ribadito che tra le opzioni previste per affrontare la crisi energetica non rientra attualmente l’estensione automatica della clausola di salvaguardia nazionale.
La lettera della premier arriva anche dopo giorni di tensioni interne alla maggioranza sul tema degli investimenti per la difesa e sulle risorse necessarie per sostenere famiglie e imprese colpite dal caro energia. Il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva infatti chiesto chiarimenti al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sulla possibilità di utilizzare i fondi previsti dal programma europeo.
Secondo il governo, l’estensione della deroga consentirebbe all’Italia di utilizzare parte dei circa 14,9 miliardi assegnati dal programma Safe anche per contrastare l’emergenza energetica. Un tema particolarmente delicato considerando che il taglio delle accise sui carburanti scadrà il 22 maggio e che i margini fiscali italiani restano limitati a causa della procedura di infrazione europea ancora aperta.
Sul piano politico, la posizione di Meloni ha trovato il sostegno della Lega, che parla di una linea pienamente condivisa, mentre altri partiti della maggioranza sottolineano la necessità di una strategia europea comune sull’energia.
La trattativa con Bruxelles si annuncia però complessa. Paesi cosiddetti “frugali”, come la Germania, restano contrari ad ampliare ulteriormente le deroghe fiscali, mentre altre nazioni come Francia e Grecia spingono per nuove forme di debito comune europeo per affrontare gli effetti economici della crisi energetica.
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