MARSIGLIA – Un duro attacco alle aziende che sviluppano sistemi di intelligenza artificiale è arrivato da Arthur Gregg Sulzberger, presidente e publisher del The New York Times, intervenuto al Congresso Mondiale dei Media organizzato da Wan-Ifra a Marsiglia.
Nel suo discorso, Sulzberger ha accusato le principali società del settore di appropriarsi dei contenuti prodotti dalle testate giornalistiche senza autorizzazione e senza alcun riconoscimento economico, definendo il fenomeno un vero e proprio «furto di proprietà intellettuale su una scala senza precedenti».
Secondo il numero uno del New York Times, l’industria dell’informazione avrebbe reagito in modo troppo debole alla crescita dell’intelligenza artificiale generativa.
«Il nostro settore è stato troppo silenzioso, troppo passivo e troppo frammentato di fronte agli abusi commessi dalle aziende che stanno guidando la rivoluzione dell’intelligenza artificiale», ha dichiarato davanti alla platea internazionale degli editori.
Lo scontro tra editori e piattaforme AI
Le parole di Sulzberger arrivano in un momento di forte tensione tra il mondo dell’editoria e le aziende tecnologiche che sviluppano modelli di intelligenza artificiale. Lo stesso New York Times ha avviato un’azione legale contro OpenAI, sostenendo che milioni di articoli pubblicati dal quotidiano sarebbero stati utilizzati per addestrare sistemi di IA senza autorizzazione.
Nel suo intervento, Sulzberger ha evidenziato come le piattaforme tecnologiche esercitino oggi un controllo crescente sulla distribuzione delle informazioni e sull’attenzione del pubblico, senza però assumersi la responsabilità di garantire la qualità e l’affidabilità dei contenuti.
«Hanno un controllo sproporzionato sui nostri dati e sulla nostra attenzione, ma vengono meno a una responsabilità fondamentale che deriva da questo potere: garantire al pubblico l’accesso a informazioni affidabili», ha affermato.
«Così si mette a rischio il futuro del giornalismo»
Secondo il presidente del New York Times, il problema non riguarda soltanto i diritti d’autore, ma la stessa sostenibilità economica dell’informazione professionale.
Le aziende dell’intelligenza artificiale, sostiene Sulzberger, utilizzerebbero contenuti giornalistici per alimentare i propri sistemi senza riconoscere alcun compenso agli editori che hanno sostenuto i costi della produzione delle notizie.
«I giganti della tecnologia saccheggiano i siti d’informazione senza autorizzazione né compensazione. Si appropriano di questi contenuti come se ne fossero gli autori, dirottando pubblico e ricavi», ha denunciato.
Uno scenario che, secondo l’editore americano, potrebbe avere conseguenze profonde sul futuro dell’informazione. La riduzione delle entrate economiche per le testate rischierebbe infatti di tradursi in un minor numero di giornalisti e in una contrazione degli investimenti nelle attività investigative e di approfondimento.
«Ci stiamo avviando verso un futuro in cui ci saranno sempre meno giornalisti a svolgere il lavoro complesso, costoso e indispensabile che il giornalismo d’inchiesta richiede», ha concluso.
L’intervento di Sulzberger si inserisce nel più ampio dibattito internazionale sul rapporto tra intelligenza artificiale, diritto d’autore e sostenibilità dell’industria dell’informazione, un confronto destinato a influenzare il futuro del giornalismo nei prossimi anni.
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