Screenshot

Addio a Maven, la Nasa chiude la storica missione su Marte dopo oltre 11 anni

La Nasa ha ufficialmente dichiarato conclusa la missione di Maven (Mars Atmosphere and Volatile Evolution), il satellite che per oltre undici anni ha studiato l’atmosfera di Marte contribuendo a riscrivere la storia del Pianeta Rosso. Dopo circa sei mesi di silenzio radio e numerosi tentativi di recupero, l’Agenzia spaziale statunitense ha confermato che la sonda non è più recuperabile.

Lanciata nel 2013 e arrivata in orbita marziana nel 2014, Maven era stata progettata per una missione della durata di un solo anno. La sonda ha invece continuato a operare per oltre un decennio, diventando uno degli strumenti scientifici più importanti nell’esplorazione di Marte.

Il guasto e la perdita dei contatti

Il problema che ha portato alla fine della missione si è verificato il 6 dicembre 2025. Dopo essere transitata dietro Marte rispetto alla Terra, la sonda ha improvvisamente smesso di comunicare con i centri di controllo.

Le analisi effettuate sui pochi dati ricevuti hanno indicato che Maven sarebbe entrata in una rotazione incontrollata, modificando la propria orbita e causando il progressivo esaurimento delle batterie.

Per mesi gli specialisti della Nasa hanno tentato di ristabilire i collegamenti utilizzando il Deep Space Network e altri radiotelescopi internazionali, senza successo. Al termine delle verifiche, una commissione tecnica ha stabilito che il veicolo spaziale non può più essere recuperato.

Una missione fondamentale per capire Marte

Durante la sua lunga attività, Maven ha fornito informazioni decisive sull’evoluzione climatica del Pianeta Rosso.

Le sue osservazioni hanno permesso agli scienziati di comprendere meglio il ruolo del vento solare nella progressiva erosione dell’atmosfera marziana, spiegando come Marte sia passato da un ambiente potenzialmente più caldo e ricco di acqua a quello freddo e arido osservato oggi.

Oltre all’attività scientifica, la sonda ha svolto un ruolo essenziale come ponte radio tra la Terra e i rover impegnati sulla superficie marziana, tra cui Curiosity e Perseverance.

Le missioni su Marte continuano

La perdita di Maven non interromperà comunque le attività della Nasa sul Pianeta Rosso.

Attualmente restano operativi altri satelliti americani ed europei che continueranno a garantire le comunicazioni e il trasferimento dei dati scientifici raccolti dai rover.

Sulla superficie di Marte continuano infatti a lavorare Curiosity, attivo dal 2012, e Perseverance, arrivato nel 2021 per cercare tracce di antica vita microbica e raccogliere campioni di roccia.

Il futuro incerto del programma marziano

La conclusione della missione arriva però in una fase delicata per l’esplorazione marziana americana.

Il principale nodo riguarda il programma Mars Sample Return, sviluppato insieme all’Agenzia Spaziale Europea (Esa), che dovrebbe riportare sulla Terra i campioni raccolti da Perseverance nel cratere Jezero.

Negli ultimi anni il progetto ha registrato una forte crescita dei costi, arrivando a stime superiori agli 11 miliardi di dollari. Le difficoltà finanziarie e i tagli di bilancio hanno spinto la Nasa a sospendere il piano originario e ad avviare una revisione completa della missione.

Al momento non esiste ancora una soluzione definitiva approvata e finanziata per riportare i campioni sulla Terra.

La sfida con la Cina

Mentre gli Stati Uniti cercano una nuova strategia, la Cina continua ad accelerare il proprio programma spaziale.

Dopo la missione del rover Zhurong, atterrato su Marte nel 2021, Pechino sta preparando Tianwen-3, una missione che punta proprio a raccogliere e riportare campioni marziani sulla Terra.

Se il progetto dovesse rispettare i tempi previsti, la Cina potrebbe diventare il primo Paese al mondo a completare con successo una missione di ritorno da Marte, superando gli Stati Uniti in una delle sfide più ambiziose dell’esplorazione spaziale moderna.

Con la fine di Maven si chiude quindi un capitolo fondamentale della ricerca su Marte, ma la corsa alla scoperta dei segreti del Pianeta Rosso è tutt’altro che terminata.

About The Author

Condividi l'articolo sui tuoi social:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *