Migranti, l’Italia rilancia il modello Albania in Europa: al vertice Ue la proposta sugli hub per i rimpatri

Roma punta a una strategia europea con centri nei Paesi terzi e nuovi strumenti per favorire i rimpatri dei migranti irregolari

Il governo italiano punta a trasformare il cosiddetto “modello Albania” in una strategia condivisa dall’Unione Europea. In vista del vertice europeo del 4 agosto, fortemente sostenuto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, l’Italia presenterà una proposta per creare hub destinati ai rimpatri dei migranti irregolari in Paesi extra-Ue, finanziati e coordinati direttamente dall’Unione.

L’iniziativa arriva mentre resta ancora aperto il contenzioso giuridico sui centri realizzati in Albania. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea è infatti attesa a settembre per pronunciarsi sulla compatibilità del progetto con il diritto europeo.

Il piano italiano: hub extra-Ue per gestire i rimpatri

L’obiettivo del governo è realizzare strutture situate fuori dai confini dell’Unione Europea dove trasferire i migranti privi del diritto a rimanere sul territorio europeo, in attesa del rimpatrio verso i Paesi di origine.

Secondo le indiscrezioni, tra le possibili destinazioni figurerebbero alcuni Stati africani e balcanici. L’intento è quello di trasformare una soluzione finora sperimentata da singoli governi nazionali in una politica comune dell’Unione.

Il tema è tornato al centro del dibattito europeo dopo quanto accaduto a Ceuta, dove migliaia di migranti provenienti dal Marocco hanno tentato di raggiungere il territorio spagnolo attraversando il confine.

Il caso Albania diventa un banco di prova europeo

Quello che inizialmente era nato come un progetto italiano è oggi considerato un test per la futura politica migratoria europea.

Diversi governi stanno infatti valutando modelli di esternalizzazione della gestione dei flussi migratori, in un contesto politico segnato dall’avvicinarsi di importanti appuntamenti elettorali in Paesi come Italia, Francia e Spagna e dalla crescita dei partiti conservatori nei sondaggi.

Resta però fermo il quadro normativo europeo, che impone il rispetto delle garanzie previste per i richiedenti asilo, il controllo dell’autorità giudiziaria e limiti all’utilizzo delle procedure accelerate basate sulla classificazione dei cosiddetti “Paesi sicuri”.

Il ruolo dello SPG+: commercio e rimpatri

Tra le proposte che l’Italia intende sostenere figura anche un utilizzo più incisivo del Sistema di Preferenze Generalizzate Plus (SPG+), il regime commerciale europeo che concede agevolazioni doganali ai Paesi in via di sviluppo che rispettano specifiche convenzioni internazionali.

Pur non essendo uno strumento nato per la gestione dei flussi migratori, il governo vorrebbe impiegarlo come leva diplomatica, premiando i Paesi che collaborano sui rimpatri e rispettano gli impegni internazionali.

Dal 1° gennaio 2027, infatti, il nuovo regime SPG+ collegherà in maniera più esplicita i benefici commerciali alla cooperazione dei Paesi terzi nelle politiche di rimpatrio.

Le decisioni dei tribunali sul protocollo Albania

Il progetto dei centri in Albania è stato più volte esaminato dalla magistratura italiana.

Nel 2024 il Tribunale di Roma aveva negato la convalida del trattenimento dei primi migranti trasferiti nel centro di Gjadër, contestando l’applicazione automatica del concetto di “Paese sicuro”.

Successivamente la Corte di Cassazione è intervenuta con diverse pronunce, riconoscendo in alcune circostanze l’equiparazione del centro albanese ai Centri di permanenza per il rimpatrio italiani, ma rimettendo anche alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea alcune questioni interpretative.

Una decisione particolarmente rilevante è arrivata il 1° agosto 2025, quando la Corte di Giustizia Ue ha chiarito che uno Stato membro può individuare i Paesi di origine sicuri tramite legge, ma tale scelta resta sempre soggetta al controllo dei giudici e deve garantire adeguata protezione su tutto il territorio nazionale.

L’esito del nuovo pronunciamento atteso a settembre potrebbe incidere direttamente sul futuro del modello Albania e, più in generale, sulla strategia europea di gestione dei rimpatri.

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