L’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere ricostruisce un presunto sistema di sfruttamento nelle campagne della provincia di Caserta. Diciassette lavoratori hanno collaborato con gli investigatori.
Lavoravano fino a 14 ore al giorno, sette giorni su sette, per compensi che potevano scendere a tre euro l’ora. È quanto emerso da un’indagine sul caporalato nelle campagne del Casertano, coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e condotta dai carabinieri del Comando per la Tutela del Lavoro.
L’inchiesta ha portato all’applicazione di misure cautelari nei confronti di quattro persone, accusate di aver organizzato il reclutamento e il trasporto di lavoratori agricoli impiegati in condizioni di sfruttamento.
Per tre indagati è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre per un quarto è scattato l’obbligo di dimora. Altre quattro persone, tra cui il titolare di un’azienda agricola, hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Le contestazioni riguardano, a vario titolo, l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro.
Il reclutamento nelle strade di Villa Literno
Secondo la ricostruzione degli investigatori, i braccianti, prevalentemente di nazionalità indiana e pachistana e spesso privi di permesso di soggiorno, venivano reclutati ogni mattina nei pressi di una rotonda stradale di Villa Literno o nelle vie circostanti.
Da qui sarebbero stati accompagnati verso diverse aziende agricole della zona, comprese quelle situate nei territori di Casal di Principe e Grazzanise.
Il trasporto avveniva, secondo quanto accertato durante le indagini, su furgoni omologati per nove persone, ma utilizzati per trasferire anche 25-30 lavoratori contemporaneamente. Alcuni mezzi, destinati al trasporto delle merci, sarebbero stati privi di finestrini.
Turni di 14 ore e paghe da tre euro all’ora
Una volta raggiunti i terreni agricoli, i lavoratori sarebbero stati impiegati per turni fino a 14 ore consecutive, senza riposi settimanali e indipendentemente dalle condizioni meteorologiche.
Le retribuzioni variavano in base alla modalità di pagamento: da 80 centesimi a un euro e mezzo per ogni cassetta raccolta, oppure tra tre e quattro euro all’ora.
In altri casi veniva corrisposta una paga giornaliera di 30 euro ai lavoratori appena reclutati e di 50 euro a quelli con maggiore anzianità.
Dalle indagini sarebbe inoltre emersa l’assenza di visite mediche, servizi igienici adeguati e punti di ristoro. Ai braccianti non sarebbe stato consentito assentarsi per malattia né utilizzare liberamente il telefono durante il lavoro.
Le minacce e il controllo dei caporali
Secondo l’ipotesi accusatoria, i lavoratori erano sottoposti a un controllo costante da parte degli intermediari, che avrebbero minacciato di interrompere il rapporto di lavoro in caso di malattia, rendimento insufficiente o mancata fuga durante eventuali controlli delle forze dell’ordine.
Le condizioni descritte dagli investigatori delineano un sistema nel quale la vulnerabilità economica e amministrativa dei braccianti avrebbe favorito il loro sfruttamento.
Diciassette lavoratori hanno collaborato alle indagini
A dare avvio all’inchiesta è stata la denuncia di uno dei lavoratori. Successivamente, altri braccianti hanno deciso di collaborare con gli investigatori, fornendo elementi utili alla ricostruzione delle modalità di reclutamento, trasporto e impiego nei campi.
Complessivamente sono 17 i lavoratori che hanno reso dichiarazioni nell’ambito dell’indagine, supportata anche da servizi di osservazione e riprese video.
«I fatti emersi sono gravi perché il reclutamento dei lavoratori avveniva alla luce del sole», ha dichiarato il procuratore Pierpaolo Bruni, sottolineando come le attività si svolgessero senza che venissero presentate segnalazioni da parte di chi assisteva.
Il magistrato ha inoltre evidenziato il contributo dei 17 braccianti che hanno deciso di denunciare le condizioni di sfruttamento.
I lavoratori che hanno collaborato sono stati trasferiti in località protette e inseriti in percorsi finalizzati alla tutela personale e all’inclusione sociale e lavorativa.
Le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento giudiziario, nel rispetto della presunzione di innocenza.
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