La Commissione europea dovrebbe esprimersi sulla clausola di salvaguardia nazionale. Resta aperta la valutazione sull’utilizzo delle maggiori entrate IVA per finanziare interventi contro il caro energia.
È atteso per venerdì 9 ottobre il via libera della Commissione europea alla richiesta italiana di attivare la clausola di salvaguardia nazionale per le spese legate alla difesa e all’energia. Secondo quanto riferito dall’ANSA, che cita fonti informate sull’iter a Bruxelles, l’esecutivo comunitario dovrebbe proporre al Consiglio dell’Unione europea l’attivazione del meccanismo, aprendo la strada a una possibile decisione nel corso dell’Ecofin di novembre.
La misura consentirebbe all’Italia di beneficiare, entro i limiti previsti dalle regole europee, di una maggiore flessibilità nella gestione della spesa pubblica. Il pronunciamento della Commissione rappresenterebbe tuttavia soltanto una fase del procedimento, che richiede anche il successivo passaggio in Consiglio.
Il ruolo dell’Ecofin e le decisioni attese
La richiesta italiana potrebbe essere esaminata dai ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Unione europea nella riunione di novembre.
Per la Grecia, invece, la decisione sull’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale è attesa già durante l’Ecofin di venerdì 9 ottobre, in programma a Lussemburgo.
Il confronto europeo si inserisce nel più ampio dibattito sulle possibilità di adattare i vincoli di bilancio alle nuove esigenze di spesa degli Stati membri, mantenendo il quadro di regole previsto dal Patto di stabilità e crescita.
Inflazione e Patto di stabilità: cosa prevedono le regole
Un altro elemento al centro del confronto riguarda l’impatto dell’inflazione sui conti pubblici.
Le norme europee prevedono già che, nella valutazione del rispetto dei percorsi di spesa netta concordati con Bruxelles, si possa tenere conto di un andamento dell’inflazione diverso da quello inizialmente previsto.
Questo principio è contemplato nel quadro del Patto di stabilità, in particolare tra i fattori rilevanti per la valutazione delle posizioni di bilancio degli Stati membri.
La possibilità di considerare un’inflazione superiore alle previsioni non comporta però automaticamente l’autorizzazione ad aumentare la spesa pubblica.
La richiesta italiana sull’extragettito IVA
Il Governo italiano ha sollevato anche una seconda questione, relativa all’utilizzo delle maggiori entrate fiscali generate dall’aumento dei prezzi.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di valutare la possibilità di destinare almeno una parte dell’extragettito temporaneo IVA a misure mirate contro il caro energia.
Su questo punto, secondo le fonti citate dall’ANSA, la valutazione appare più complessa.
Il sistema europeo di sorveglianza dei conti pubblici utilizza infatti la spesa netta come principale parametro operativo e non prevede che entrate fiscali superiori alle attese possano tradursi automaticamente in nuovi margini di spesa.
Le regole aggiornate del Patto di stabilità sono state concepite anche per evitare che eventuali maggiori entrate temporanee vengano utilizzate senza tenere conto degli impegni di bilancio assunti dagli Stati membri.
Ulteriori valutazioni a Bruxelles
La Commissione europea dovrebbe quindi proseguire gli approfondimenti sulla richiesta italiana relativa all’extragettito IVA.
Indicazioni potrebbero emergere anche dal confronto tra i ministri europei durante le riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin a Lussemburgo.
Resta dunque da distinguere il possibile via libera alla clausola di salvaguardia nazionale dalla richiesta di utilizzare le maggiori entrate legate all’inflazione: per quest’ultima non risulta ancora definita una decisione delle istituzioni europee.
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