I dati Istat sui consumi del 2025 mostrano una spesa sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Aumentano i costi alimentari, mentre gli italiani riducono gli acquisti di abbigliamento, carburante e servizi per la cura personale.
Le famiglie italiane hanno speso in media 2.782 euro al mese nel 2025, appena 27 euro in più rispetto all’anno precedente. Un incremento contenuto che, considerando l’inflazione dell’1,6%, evidenzia una sostanziale stabilità dei consumi. Dietro questo dato, tuttavia, emergono cambiamenti nelle abitudini di acquisto: quasi una famiglia su tre ha dichiarato di aver ridotto la quantità o la qualità dei prodotti alimentari acquistati.
È quanto emerge dall’indagine annuale dell’Istat sulle spese per consumi delle famiglie, che analizza l’evoluzione dei comportamenti di acquisto e delle condizioni economiche nei diversi contesti sociali e territoriali del Paese.
Quanto spendono realmente le famiglie italiane
La spesa media mensile si attesta a 2.782 euro, ma il dato non rappresenta necessariamente il livello di consumo della maggioranza delle famiglie.
L’Istat evidenzia infatti una distribuzione della spesa concentrata soprattutto nelle fasce medio-basse. Per questo motivo, il valore mediano, che divide le famiglie in due gruppi numericamente uguali in base alla spesa, risulta inferiore alla media e si ferma a 2.338 euro mensili.
Ciò significa che metà delle famiglie italiane sostiene una spesa per consumi non superiore a questa cifra, mentre l’altra metà registra importi più elevati.
La differenza tra media e mediana mette in luce la varietà delle condizioni economiche e delle capacità di consumo presenti nel Paese.
Aumenta la spesa alimentare: 552 euro al mese
Nel 2025 la spesa media per alimenti e bevande analcoliche è salita a 552 euro mensili, rispetto ai 533 euro del 2024.
L’incremento di 19 euro è legato anche all’aumento dei prezzi alimentari, cresciuti del 3% su base annua secondo l’Indice armonizzato dei prezzi al consumo.
La quota del bilancio familiare destinata al cibo raggiunge così il 19,8% della spesa complessiva, contro il 19,3% dell’anno precedente.
Tra i prodotti che hanno registrato i rincari maggiori figurano:
- Caffè: +14,6%
- Acqua: +8,3%
- Pesce: +7,8%
- Oli e grassi: +6,7%
- Tè e infusi: +6,7%
- Carne: +5,4%
- Latte, latticini e uova: +4,2%
L’aumento della spesa alimentare non corrisponde necessariamente a una maggiore quantità di prodotti acquistati, ma riflette anche il peso dei rincari sui consumi quotidiani.
Quasi una famiglia su tre riduce quantità o qualità del cibo
Uno degli aspetti più significativi dell’indagine riguarda le rinunce effettuate dalle famiglie per contenere le spese.
Poco meno di un terzo ha dichiarato di aver limitato gli acquisti alimentari, scegliendo quantità inferiori oppure prodotti di qualità diversa rispetto alle proprie abitudini.
Una quota leggermente superiore a un terzo ha adottato comportamenti analoghi per le bevande.
Questi dati mostrano come, nonostante la relativa stabilità della spesa complessiva, una parte delle famiglie abbia modificato le proprie scelte di consumo per far fronte all’aumento dei prezzi.
Casa, bollette e trasporti pesano sul bilancio
La spesa non alimentare è rimasta sostanzialmente stabile, attestandosi a una media di 2.230 euro mensili, pari a poco più dell’80% dei consumi complessivi.
Tra le voci che incidono maggiormente sui bilanci familiari si confermano quelle legate all’abitazione, all’acqua, all’elettricità, al gas e agli altri combustibili, insieme ai trasporti.
Seguono le spese per ristorazione e alloggi e quelle destinate ai beni e ai servizi per la cura della persona.
Si tratta di categorie che comprendono sia costi difficilmente comprimibili, come quelli dell’abitazione e delle utenze, sia acquisti e servizi sui quali le famiglie possono intervenire per contenere le uscite.
Meno acquisti per abbigliamento, viaggi e cura personale
L’indagine evidenzia una maggiore attenzione al risparmio anche in altri settori.
Nel corso del 2025 le famiglie hanno ridotto le spese destinate all’abbigliamento e alle calzature, ai viaggi e ai carburanti.
I tagli hanno interessato anche la cura e l’igiene personale, comprese alcune prestazioni sanitarie, come visite e controlli medici.
Le scelte di consumo indicano una tendenza a rivedere le priorità di spesa, soprattutto quando le necessità quotidiane assorbono una parte significativa delle risorse disponibili.
Consumi stabili, ma cambiano le abitudini delle famiglie
Il quadro delineato dall’Istat mostra quindi una spesa media pressoché invariata rispetto al 2024, accompagnata da una diversa distribuzione delle risorse.
L’aumento dei prezzi alimentari e il peso delle spese legate alla casa contribuiscono a orientare le decisioni economiche delle famiglie, che in diversi casi rinunciano ad alcuni acquisti o ne ridimensionano l’entità.
Il dato più rilevante non riguarda soltanto quanto si spende, ma anche come viene utilizzato il bilancio familiare: una stabilità apparente dei consumi può infatti accompagnarsi a rinunce e cambiamenti nelle abitudini quotidiane.
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