Roma - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso del messaggio di fine anno, oggi 31 dicembre 2020. (Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Legge elettorale, Mattarella firma la riforma: in vigore dal 24 ottobre

Dopo l’approvazione definitiva della Camera, il presidente della Repubblica promulga il nuovo sistema di voto. Premio di maggioranza al 42%, preferenze e indicazione del candidato premier. Le opposizioni preparano i ricorsi.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato venerdì 9 ottobre 2026 la nuova legge elettorale, approvata definitivamente dalla Camera dei deputati il giorno precedente con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Il provvedimento, intitolato «Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica», è stato pubblicato in serata sulla Gazzetta Ufficiale e, secondo quanto previsto dal testo, entrerà in vigore il prossimo 24 ottobre.

La firma del Capo dello Stato conclude il percorso di approvazione della riforma sostenuta dalla maggioranza di centrodestra. Le nuove disposizioni sostituiranno il Rosatellum, modificando le modalità con cui saranno eletti deputati e senatori.

La promulgazione, tuttavia, non comporta automaticamente lo scioglimento delle Camere né l’indizione di nuove elezioni.

Come funziona la nuova legge elettorale

La riforma, denominata Stabilicum dalla maggioranza e Melonellum dalle opposizioni, introduce un sistema proporzionale con un premio di maggioranza destinato alle liste o alle coalizioni che raggiungono almeno il 42% dei voti validi.

Il meccanismo prevede l’attribuzione di 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, rispettando un limite massimo di 220 deputati e 113 senatori per la forza politica o la coalizione beneficiaria.

Se nessuna lista o coalizione raggiunge la soglia prevista, il sistema opera secondo un criterio proporzionale senza l’assegnazione del premio.

La riforma elimina inoltre i collegi uninominali previsti dal precedente sistema elettorale.

Tornano le preferenze, ma restano i capilista bloccati

Una delle principali novità riguarda il ritorno delle preferenze, che consentiranno agli elettori di indicare i candidati prescelti.

Il sistema mantiene tuttavia i capilista bloccati, la cui posizione nelle liste viene stabilita dai partiti.

Restano confermate anche le soglie di sbarramento del 3% per le singole liste e del 10% per le coalizioni.

Un’ulteriore modifica riguarda l’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio, che dovrà essere comunicato dalle coalizioni prima delle elezioni.

Si tratta di un’indicazione politica che non modifica le competenze attribuite dalla Costituzione al presidente della Repubblica nella nomina del presidente del Consiglio.

Più firme per presentare nuove liste elettorali

La riforma interviene anche sulle regole per la presentazione delle candidature, aumentando il numero di sottoscrizioni richieste alle formazioni politiche non rappresentate in Parlamento.

Per queste liste, le firme necessarie passano da 1.500 a 6.000 per ciascun collegio plurinominale.

Sono previste alcune esenzioni e disposizioni transitorie. In particolare, non saranno soggetti al nuovo obbligo i partiti che al 31 dicembre 2025 disponevano di un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere.

Per le formazioni rappresentate esclusivamente attraverso una componente del gruppo Misto, il requisito rimane fissato a 1.500 sottoscrizioni per collegio.

La maggioranza ha presentato l’innalzamento della soglia come uno strumento per limitare la proliferazione delle cosiddette liste civetta.

Le opposizioni hanno invece contestato la disposizione, sostenendo che possa rendere più difficile la partecipazione elettorale delle formazioni politiche minori.

Le opposizioni annunciano ricorsi alla Corte costituzionale

Uno dei principali punti di contrasto riguarda il premio di maggioranza, la cui compatibilità con i principi costituzionali è stata messa in discussione da esponenti delle opposizioni e da alcuni costituzionalisti.

L’eventuale esame della Corte costituzionale non sarà automatico. Per arrivare davanti alla Consulta sarà necessario seguire i percorsi previsti dall’ordinamento, generalmente attraverso una questione di legittimità costituzionale sollevata nell’ambito di un procedimento giudiziario.

Una volta entrata in vigore, la legge potrà inoltre essere oggetto di iniziative referendarie nei limiti previsti dalla Costituzione e dalla normativa vigente.

Le contestazioni non incidono, allo stato attuale, sulla data di entrata in vigore indicata nel provvedimento.

Elezioni anticipate? La firma non cambia il calendario politico

La legislatura in corso è destinata a concludersi ordinariamente nel 2027. La nuova legge elettorale potrà essere utilizzata sia in caso di elezioni alla scadenza naturale sia nell’eventualità di un ritorno anticipato alle urne.

La promulgazione da parte di Mattarella non determina però alcun automatismo sul calendario elettorale.

L’eventuale scioglimento anticipato delle Camere rimane una prerogativa del presidente della Repubblica, esercitata secondo le procedure previste dalla Costituzione.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il prossimo passaggio sarà dunque l’entrata in vigore del 24 ottobre, mentre il confronto politico e giuridico proseguirà sulle nuove regole di voto e sui possibili ricorsi.

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