Due esponenti di spicco della Banca Centrale Europea (BCE) hanno lanciato un segnale chiaro: il recente rally dell’euro, con un apprezzamento del 14 % dall’inizio dell’anno, rappresenta una sfida significativa per un’economia ancora fragile. Se da un lato il rafforzamento monetario supporta l’inflazione interna, dall’altro rischia di penalizzare le esportazioni e deprimere i consumi importati.
Martins Kazaks, governatore della Lettonia, e Luis de Guindos, vice presidente della BCE, hanno concordato su una regola implicita: una soglia “di dolore” intorno a 1,20 $ per euro, oltre la quale il cambio potrebbe danneggiare le dinamiche economiche dei Paesi membri. Con previsioni di tariffe USA intorno al 10 %, la combinazione con un euro forte potrebbe gravare sui margini delle esportazioni e frenare la ripresa industriale.
Nonostante otto tagli ai tassi effettuati negli ultimi dodici mesi, la BCE non sembra pronta a intervenire nuovamente in tempi brevi. Il consenso punta a un possibile stop alle manovre di allentamento nel breve termine, mentre il mercato finanziario resta in attesa di sviluppi sulla politica monetaria fiscale e commerciale.
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