Israele-Iran: una notte che cambia gli equilibri
La notte del 12 giugno 2025 è destinata a entrare nei libri di storia. Israele ha lanciato un attacco su vasta scala contro l’Iran, denominato Operazione Rising Lion, colpendo oltre 100 obiettivi tra impianti nucleari, basi militari e residenze di alti ufficiali delle Guardie della Rivoluzione. Secondo le prime fonti, l’offensiva è stata portata avanti da circa 200 jet militari e coordinata con il servizio di intelligence Mossad.
Obiettivi strategici e vittime eccellenti
L’attacco ha colpito le centrali di Natanz, Khondab e Khorramabad, centri chiave del programma nucleare iraniano. Tra le vittime ci sarebbero figure di alto profilo come il generale Hossein Salami, comandante delle Guardie della Rivoluzione, e Mohammad Bagheri, capo di Stato maggiore delle forze armate iraniane. Oltre ai vertici militari, l’azione avrebbe ucciso anche alcuni scienziati nucleari noti per il loro coinvolgimento nei programmi atomici di Teheran.
La risposta dell’Iran e il rischio escalation
Poche ore dopo l’attacco, l’Iran ha lanciato oltre 100 droni verso Israele, la maggior parte dei quali è stata intercettata dal sistema di difesa Iron Dome. Il governo iraniano ha definito l’azione israeliana “una dichiarazione di guerra” e ha annunciato una “risposta dura e proporzionata”.
L’Iran ha anche annunciato il congelamento immediato dei colloqui sul nucleare previsti nei prossimi giorni, mettendo fine (almeno per ora) a qualsiasi ipotesi diplomatica.
Reazioni internazionali e impatto economico
La comunità internazionale ha reagito con preoccupazione. Le Nazioni Unite e l’Unione Europea hanno chiesto moderazione e l’apertura urgente di un canale diplomatico. Gli Stati Uniti, pur dichiarando di non essere coinvolti direttamente nell’operazione, hanno riaffermato il diritto di Israele a difendersi e hanno invitato l’Iran a non colpire interessi statunitensi nella regione.
Nel frattempo, le borse hanno reagito negativamente e il prezzo del petrolio è salito di oltre l’11%, alimentando timori su una nuova crisi energetica globale.
Perché questa operazione cambia tutto
L’Operazione Rising Lion segna un punto di non ritorno nel rapporto tra Israele e Iran. Più che un’azione simbolica, rappresenta un messaggio diretto: Israele intende fermare con ogni mezzo l’avanzata nucleare iraniana. Secondo analisti militari, è probabile che si apra ora una fase di conflitto a bassa intensità, con azioni per procura in Siria, Libano, Iraq e nello stretto di Hormuz.
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