UniCredit-Banco BPM: l’UE approva la fusione, ma impone la cessione di 209 filiali

Bruxelles dà il via libera all’operazione bancaria più rilevante dell’anno in Italia, ma chiede sacrifici per tutelare la concorrenza. Il governo italiano tenta l’intervento con le “golden powers”.

L’Unione Europea ha approvato la tanto attesa fusione tra UniCredit e Banco BPM, ma lo ha fatto con una condizione non indifferente: la banca guidata da Andrea Orcel dovrà cedere 209 filiali nel Nord Italia per evitare un’eccessiva concentrazione di mercato.

La decisione della Commissione Europea è arrivata dopo mesi di valutazioni antitrust e rappresenta un compromesso tra l’obiettivo di rafforzare il settore bancario europeo e la necessità di garantire pluralismo e concorrenza, soprattutto in aree densamente bancarizzate come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

“L’operazione può andare avanti solo se vengono garantite condizioni di mercato eque per i consumatori”, ha dichiarato un portavoce della Commissione.

Condizioni antitrust e futuro delle filiali cedute

La richiesta di Bruxelles è chiara: vendere sportelli e infrastrutture bancarie a operatori terzi per evitare un dominio locale da parte di UniCredit, che altrimenti si troverebbe in una posizione dominante in molti territori.

A beneficiarne potrebbero essere banche di medie dimensioni, gruppi regionali o nuovi player intenzionati a espandere la propria presenza. Tuttavia, i sindacati chiedono garanzie sui posti di lavoro e sulla continuità dei servizi per i clienti interessati.

Le mosse dell’Italia: scatta l’allarme “golden powers”

Mentre l’UE dava il via libera all’operazione, da Roma è arrivato un segnale forte: il governo ha attivato le cosiddette “golden powers”, gli strumenti normativi che permettono allo Stato di intervenire per proteggere settori ritenuti strategici, come quello bancario.

In particolare, il governo ha richiesto a UniCredit di rispettare alcuni vincoli aggiuntivi, tra cui:

  • Limitazioni all’esposizione in mercati ad alto rischio, come la Russia
  • Requisiti patrimoniali più stringenti sui depositi
  • Maggiore trasparenza nelle attività cross-border

UniCredit ha reagito con fermezza, presentando ricorso contro tali restrizioni. Una battaglia legale è ora all’orizzonte, con una prima udienza prevista entro luglio.

Uno spartiacque per la finanza italiana

La fusione tra UniCredit e Banco BPM rappresenta una svolta per il sistema bancario nazionale, riducendo il numero degli attori principali e rafforzando la competitività internazionale del gruppo. In un contesto europeo che spinge verso la creazione di “campioni bancari” continentali, l’operazione appare coerente con le strategie comunitarie.

Ma allo stesso tempo, solleva interrogativi importanti: quanto spazio resta per la concorrenza? Quale sarà l’impatto reale su lavoratori e clienti? E soprattutto, chi ha davvero il potere di decidere su operazioni di questa portata: l’Unione Europea o i governi nazionali?

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