L’effetto collaterale del Digital Markets Act: Google accusa Bruxelles di frenare l’innovazione europea

Il Digital Markets Act (DMA), entrato ufficialmente in vigore nei primi mesi del 2024, nasce con l’ambizione di ridurre il dominio delle big tech e promuovere una concorrenza più aperta nei mercati digitali europei. Tuttavia, a più di un anno dall’avvio dell’applicazione effettiva, si alzano nuove voci critiche. In particolare, Google – tra le aziende direttamente soggette alla normativa – ha pubblicamente denunciato una serie di conseguenze “non intenzionali” che starebbero colpendo utenti, imprese e fornitori di servizi locali.

Nel suo intervento alla conferenza della Commissione Europea di martedì, un portavoce dell’azienda ha dichiarato che l’obbligo di disaggregare i propri servizi (ad esempio la visualizzazione di risultati locali o la preferenza per Google Maps nei percorsi) sta riducendo l’efficienza del servizio e danneggiando attori del turismo, come alberghi, compagnie aeree e ristoranti. Alcuni operatori del settore turistico hanno già segnalato cali di traffico organico superiori al 30%.

La critica di Google non è un attacco frontale al DMA, quanto piuttosto un’esortazione: l’azienda ha chiesto formalmente alla Commissione linee guida più chiare, valutazioni d’impatto oggettive e un confronto continuo sulle modifiche da apportare. Secondo il colosso californiano, le misure finora adottate rischiano di avere l’effetto opposto a quello auspicato: ostacolare l’innovazione e frammentare l’esperienza utente.

Nel frattempo, a Bruxelles si discute se accelerare l’adozione di strumenti analoghi al DMA anche per nuove aree, come l’AI Act. La sfida per le istituzioni europee sarà garantire apertura e concorrenza senza indebolire l’ecosistema digitale nel suo complesso.

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