Pensione anticipata: soglia sempre più alta, rischio esclusione per la maggioranza dei lavoratori

Ottenere la pensione anticipata diventa sempre più difficile. Secondo un’analisi della CGIL, la soglia richiesta per accedere al pensionamento contributivo anticipato è fissata nel 2025 a tre volte l’assegno sociale, circa 1.616 euro lordi mensili, ma salirà ulteriormente fino a 1.811 euro nel 2030 (3,2 volte l’assegno sociale).

Rispetto al 2022 si registra un incremento di oltre 500 euro, frutto sia dell’aumento stabilito dal Governo – che ha alzato il coefficiente da 2,8 a 3 volte l’assegno sociale – sia degli effetti dell’inflazione. Per raggiungere questa soglia servirà un montante contributivo aggiuntivo di 128mila euro, pari a circa 389mila euro di retribuzioni complessive.

La deroga per le madri

Una parziale eccezione riguarda le lavoratrici madri. Nel 2025, ad esempio, la soglia scende a 1.508 euro lordi per chi ha un figlio e a 1.400 euro per chi ne ha almeno due. Anche nel 2030, pur salendo a 1.811 euro, le soglie saranno più basse (1.585 euro per un figlio, 1.472 euro con due o più). Tuttavia, la CGIL sottolinea come la maggioranza delle donne non riesca comunque a rientrare nei parametri, a causa di carriere discontinue e salari mediamente più bassi.

CGIL: “Soglie irraggiungibili con salari medi”

Per Lara Ghiglione, segretaria confederale della CGIL, l’innalzamento delle soglie “rende impossibile l’uscita a 64 anni alla stragrande maggioranza dei lavoratori italiani. Con stipendi medi o bassi non si arriva mai ai requisiti, neppure dopo 40 anni di contributi”. Ghiglione critica anche l’idea di utilizzare il TFR per integrare il montante, ricordando che “il TFR è salario differito, non può essere intaccato per coprire falle create da una legge che ha aumentato le soglie invece di ridurle”.

A confermare la gravità della situazione interviene Enzo Cigna, responsabile politiche previdenziali della CGIL: “Con una retribuzione annua di 8mila euro, dopo 40 anni di lavoro si ottiene una pensione stimata di appena 505 euro al mese; con 20mila euro annui si arriva a 1.263 euro. Solo chi ha redditi elevati riesce a superare la soglia. Persino con la retribuzione media del settore privato (23.700 euro annui) si resta sotto i requisiti previsti per il 2030”.

La proposta Durigon sul silenzio assenso

Nel frattempo, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon rilancia l’ipotesi del silenzio assenso rafforzato per la previdenza integrativa: i nuovi assunti verrebbero iscritti automaticamente a un fondo pensione, salvo possibilità di recesso entro sei mesi. Una proposta che trova apertura nella UIL, ma che per la CGIL resta insufficiente se non inserita in una riforma complessiva del sistema.

Per il sindacato, la vera priorità resta l’avvio di una riforma previdenziale strutturale, in grado di garantire equità e sostenibilità, introducendo una pensione di garanzia per i più giovani.

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