Gli attivisti italiani che partecipavano alla Global Sumud Flotilla, bloccata al largo della Striscia di Gaza dalla marina militare israeliana, saranno trasferiti nel porto di Ashdod. Lo ha riferito alla Camera il ministro degli Esteri Antonio Tajani, assicurando che “tutti i connazionali sono in buone condizioni di salute” e che la Farnesina li assisterà durante le procedure di identificazione e rimpatrio.
L’operazione in mare
La notte del 2 ottobre, unità navali israeliane hanno intercettato e fermato le imbarcazioni della Flotilla, un convoglio che trasportava cibo, medicine e volontari da 47 Paesi. L’organizzazione parla di “intercettazione illegale” e di attivisti “rapiti” e condotti a bordo di una nave militare. Israele ha invece definito l’iniziativa “una provocazione”, ribadendo che nessuno degli yacht è riuscito a violare il blocco navale imposto su Gaza.
Gli italiani coinvolti
Diversi i connazionali a bordo delle imbarcazioni bloccate. Tra loro figurano:
- Pietro Queirolo Palmas, Antonio La Piccirilla, Simone Zambrin
- Sara Masi, Federica Frasca, Marco Orefice, Irene Soldati, Gonzalo Nestor Fabian Di Pretoro
- Emanuela Pala, Luca Poggi, Lorenzo D’Agostino
- Giacomo Migliore, Margherita Cioppi, Arturo Scotto (deputato Pd), Annalisa Corrado, Paolo Romano, Saverio Tommasi
- Barbara Schiavulli, Benedetta Scuderi, Carlo Alberto Biasioli, Jose Nivoi, Marco Croatti
- Adriano Veneziani, Alessandro Mantovani, Cesare Tofani, Dario Crippa, Giorgio Patti, Manuel Pietrangeli
- Fabrizio De Luca, Paolo De Montis, Ruggero Zeni, Silvia Severini
- Nicolas Calabrese
Tra loro anche Abderrahmane Amajou, presidente di ActionAid Italia, che in un messaggio ha scritto: “Se leggete questo post è perché sono stato arrestato contro la mia volontà dalle forze israeliane”.
Cosa succede ad Ashdod
Secondo le informazioni fornite da Tajani, dopo lo sbarco ad Ashdod gli attivisti saranno trattenuti per 2-3 giorni in appositi centri di identificazione. Il ritardo delle procedure è legato alla chiusura degli uffici amministrativi in occasione dello Yom Kippur, la più importante festività ebraica.
Successivamente è previsto il trasferimento al carcere di Ketziot, nel deserto del Negev, prima del rimpatrio. Gli attivisti potranno scegliere se accettare l’espulsione volontaria immediata oppure attendere un rimpatrio forzato, con un provvedimento giudiziario che richiede 48-72 ore.
La Farnesina: “Assistenza garantita”
La Farnesina ha attivato l’Unità di Crisi e l’ambasciata a Tel Aviv per seguire passo dopo passo la vicenda. “Siamo in contatto con le autorità israeliane – ha spiegato Tajani – e continueremo ad assistere i nostri connazionali fino al loro rientro in Italia”.
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