I nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti su diversi prodotti alimentari europei potrebbero avere ripercussioni anche in Italia, in particolare sul settore simbolo del Made in Italy: la pasta.
L’allarme arriva da Assoutenti, che avverte come le tensioni commerciali con Washington rischino di innescare un effetto domino sui costi di produzione, con conseguenze dirette sui prezzi al consumo.
Il rischio rincari
Secondo l’associazione, l’aumento dei dazi sulle esportazioni di grano e semola verso gli Stati Uniti – ma anche sulle importazioni di energia e materie prime – potrebbe far lievitare ulteriormente i prezzi al dettaglio.
“Il prezzo medio della pasta in Italia ha già raggiunto 1,84 euro al chilo, con un incremento del 24% rispetto al 2021”, sottolinea Assoutenti. “Se la guerra dei dazi dovesse proseguire, potremmo assistere a nuovi rincari nei prossimi mesi”.
Una catena di effetti
Il rincaro delle materie prime, sommato ai costi energetici e logistici, pesa in modo crescente sull’intera filiera agroalimentare. Il timore è che i dazi americani, uniti alla speculazione sui mercati internazionali del grano, possano spingere ulteriormente in alto i listini della grande distribuzione.
L’appello dei consumatori
Assoutenti chiede al Governo italiano e all’Unione Europea di intervenire con misure di tutela per evitare un aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. “Serve un’azione diplomatica immediata per scongiurare una spirale inflattiva che colpirebbe soprattutto le famiglie a basso reddito”, ha aggiunto l’associazione.
Il peso simbolico della pasta
La pasta rappresenta non solo un pilastro dell’economia alimentare italiana, ma anche un elemento identitario della cultura nazionale. L’Italia resta il primo produttore e consumatore al mondo, con oltre 3,5 milioni di tonnellate prodotte ogni anno.
Ma se le tensioni commerciali con gli Stati Uniti dovessero durare, anche un prodotto così radicato nella tradizione rischierebbe di diventare un bene meno accessibile per molte famiglie italiane.
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