Nel panorama italiano dell’innovazione e della formazione, il Professor Valerio De Luca rappresenta una delle figure più autorevoli e poliedriche: Presidente della Fondazione AISES, Direttore della SPES Academy, Founder della startup Connected Mind, Segretario generale del CESN, docente e imprenditore, collabora con istituzioni di prestigio come la Yale Law School e la University of Kigali, dove ha ricoperto il ruolo di Pro-Chancellor.
Attraverso la SPES Academy e la Fondazione AISES, De Luca promuove da anni un dialogo strategico tra istituzioni, imprese e università, con un obiettivo preciso: costruire un nuovo modello formativo capace di generare leadership, competenze e pensiero critico.
Lo abbiamo incontrato per discutere del ruolo della formazione, dell’intreccio tra conoscenza e innovazione, e del futuro dei rapporti tra Europa e Africa.
La formazione come patto per l’innovazione
«L’obiettivo della SPES Academy – spiega De Luca – è quello di costruire una vera e propria scuola del sistema Paese, fondata su un patto per le competenze tra pubblico e privato».
Una visione che punta al capitale umano di eccellenza, ad alta intensità strategica: figure capaci non solo di creare il futuro delle imprese, ma anche di guidare le grandi transizioni — digitale, energetica e geopolitica.
Al centro del suo pensiero c’è una convinzione forte: l’innovazione non è soltanto tecnologia, ma cultura. «Investire sul capitale umano – aggiunge – significa anche formare persone in grado di prendere decisioni in contesti complessi, di cogliere segnali deboli e unire i punti in scenari ambigui. È questa la qualità del leader del futuro: un innovatore capace di coniugare impatto tecnologico e impatto sociale, trasformando i giovani in protagonisti consapevoli del proprio tempo».
Le competenze del futuro: tra STEM e filosofia
In un mondo sempre più digitalizzato, dominato da intelligenze artificiali e complessità globali, De Luca individua nella formazione trasversale la chiave per la leadership di domani.
«Servono competenze tecniche, certo, ma anche pensiero divergente e laterale. Tra le materie più importanti per il futuro, indicherei filosofia, geografia e geopolitica: discipline che aiutano a compiere salti di visione, non solo specialistici, e a comprendere la realtà nella sua interezza».
Ma è il metodo dell’intelligence a rappresentare, secondo De Luca, uno degli strumenti più innovativi nella formazione dei giovani: «L’intelligence non è solo attività segreta: è capacità di analizzare, collegare e interpretare le informazioni. Applicata al pensiero, diventa una palestra di decisione e consapevolezza in contesti complessi. Chi più di un agente segreto può offrire un contributo cognitivo alle decisioni, irripetibile per una macchina?».
È questa, spiega, la cifra distintiva della start-up Connected Mind e del modello educativo promosso dalla SPES Academy: formare una classe dirigente capace di leggere il mondo, non solo di reagire ad esso.
Europa e Africa: un patto formativo per lo sviluppo
L’impegno di De Luca si estende anche sul piano internazionale, con una visione lungimirante del rapporto tra Europa e Africa.
«Durante la mia esperienza come Pro-Chancellor della University of Kigali, ho visto negli occhi di migliaia di studenti la forza di un continente giovane, desideroso di crescere e di guidare il proprio futuro. In Africa la popolazione giovanile è altissima, ma la classe dirigente ancora ridotta. L’Europa, invece, è sempre più anziana. È qui che nasce la sfida: formare i giovani africani direttamente nei loro Paesi, creando sviluppo locale e contrastando la fuga di cervelli».
In questa direzione, De Luca riconosce nel Piano Mattei un’occasione storica: «Investire nella formazione significa costruire cooperazione vera, fondata sui valori europei di libertà, diritti e centralità dell’uomo. L’Europa deve essere per l’Africa un punto di riferimento, non un attore estraneo o coloniale. L’innovazione, se condivisa, diventa ponte e non confine».
La conoscenza come “infrastruttura cognitiva”
Tra le priorità assolute per rafforzare l’ecosistema dell’innovazione in Italia, De Luca non ha dubbi: «Investire sulla conoscenza. La nostra start-up Edutech nasce proprio per creare una infrastruttura cognitiva, al pari delle grandi infrastrutture fisiche del Paese: comunicazioni, sicurezza, digitale. La conoscenza è il petrolio del futuro: un bene immateriale che va protetto e reso resiliente».
Secondo De Luca, innovare significa pensare. E pensare, oggi, è un atto politico.
«La Cina non innova perché è un Paese autoritario, che non concede libertà di pensiero. L’Europa, invece, è la culla del pensiero critico. Difendere la libertà di pensare “oltre” è il primo investimento sull’innovazione. Ma questa libertà è oggi minacciata da disinformazione, guerre cognitive e propaganda che indeboliscono la capacità critica dei cittadini fin dalle scuole».
Il professore chiude con un monito che suona come un manifesto civile:
“Viviamo una guerra silenziosa, in cui messaggi e contenuti digitali ci spingono a pensare sempre meno.
Ma senza pensiero libero non c’è innovazione,
senza innovazione non c’è libertà,
e senza libertà non esistono democrazie.”
About The Author
You may also like
-
Cybersecurity e AI agentica, Iezzi (Zenita Group) all’evento alla Camera: «La vera sfida è governare la velocità dell’AI»
-
Cybersecurity e AI agentica, Calabrò (Ministero della Difesa) all’evento alla Camera: «In arrivo 1.500 militari specializzati»
-
Cybersecurity e AI agentica, Rosato (COPASIR) all’evento di oggi alla Camera: «La sicurezza digitale riguarda tutti»
-
Cybersecurity e AI agentica, alla Camera il confronto sulle nuove sfide della sicurezza nazionale
-
Cybersecurity, l’AI accelera gli attacchi: alla Camera il confronto sulla nuova difesa digitale del Paese
