Autovelox, censiti 3.625 dispositivi in Italia ma resta il caos sull’omologazione

Sono 3.625 gli autovelox ufficialmente censiti in Italia. Da ieri gli automobilisti possono consultare la mappa completa dei dispositivi attivi sul portale del Ministero dei Trasporti (velox.mit.gov.it), dove sono indicati marca, modello, numero di matricola, chilometraggio preciso e approvazione prefettizia delle postazioni.

Il censimento nasce da un decreto della Direzione generale per la Motorizzazione che imponeva ai Comuni di registrare i dispositivi entro lo scorso fine settimana. Gli apparecchi non inseriti nella banca dati dovevano essere disattivati. E così è stato: ogni multa elevata con strumenti non censiti potrà ora essere impugnata attraverso istanza in autotutela o ricorso al prefetto e al giudice di pace.

L’operazione di mappatura smentisce anche le cifre circolate in passato. Secondo le nuove rilevazioni ufficiali, gli autovelox italiani sono molti meno degli oltre 11 mila stimati negli anni scorsi. Lo stesso ministro delle Infrastrutture aveva parlato di una presunta concentrazione record nel nostro Paese, ma i numeri reali raccontano una situazione diversa.


Il censimento in numeri

Il 25% dei dispositivi censiti è costituito da postazioni fisse. La maggior parte degli strumenti – 3.038 tra fissi e mobili – è gestita da polizie locali, provinciali e metropolitane. La Polizia Stradale ne controlla 586, compresi i Tutor, mentre i Carabinieri risultano titolari di una sola postazione.

In proporzione, l’Italia non è la nazione europea con più rilevatori di velocità: Francia e Regno Unito ne hanno di più, mentre Paesi come Svizzera e Austria presentano una densità ancora maggiore rispetto alla popolazione.


Il problema irrisolto: l’omologazione

Il punto critico resta ancora l’omologazione dei dispositivi. Secondo la giurisprudenza costante della Corte di Cassazione, l’approvazione tecnica del Ministero non è sufficiente: senza omologazione, le multe non sono valide.

E proprio qui si apre il vuoto normativo: da oltre trent’anni manca un decreto attuativo che stabilisca chi può effettuare l’omologazione, secondo quali criteri e con quali procedure.

Le sentenze più recenti risalgono a novembre e hanno annullato otto verbali elevati dal Comune di Ventimiglia proprio per l’assenza di omologazione formale.

Il Ministero aveva tentato di colmare il vuoto inviando un primo schema di decreto alla Commissione europea, ma il testo è stato successivamente ritirato dopo le polemiche. Al suo posto è arrivato il censimento, che però non risolve il problema di fondo.

Secondo gli esperti, ora al Ministero spetta una decisione netta: emanare un nuovo decreto sulle omologazioni oppure sospendere i controlli finché la normativa non sarà definita.


I Comuni e il rischio bilanci

Nel frattempo i Comuni continuano a notificare sanzioni che potrebbero essere annullate in sede giudiziaria. Il rischio è economico prima ancora che giuridico.

Nelle 14 principali città italiane, gli incassi da autovelox nel 2024 hanno superato i 65 milioni di euro, pari a circa il 10% delle sanzioni complessive. Tuttavia, non è quantificabile la cifra persa in ricorsi accolti, rimborsi e spese legali, che in alcuni casi stanno già producendo squilibri di bilancio.

Non a caso, la Prefettura di Perugia ha recentemente annullato una sanzione proprio per evitare un possibile contenzioso oneroso per l’Erario.


Il censimento rappresenta un passo verso la trasparenza, ma senza una riforma normativa l’intero sistema resta in bilico: la sicurezza stradale è affidata a strumenti il cui utilizzo giuridico non è ancora pienamente definito.

About The Author

Condividi l'articolo sui tuoi social:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *