La Corte costituzionale ridisegna il reato di guida sotto stupefacenti: conta il pericolo, non l’assunzione

Punire automaticamente chi si mette al volante dopo aver assunto sostanze stupefacenti, senza verificare se la condotta abbia realmente messo a rischio la sicurezza stradale, viola i principi di ragionevolezza e proporzionalità. È questo il cuore della decisione con cui la Corte costituzionale italiana interviene su una delle fattispecie più controverse del Codice della strada.

Secondo i giudici, la sola presenza di sostanze nell’organismo non può bastare a far scattare la sanzione penale. Una simile impostazione, infatti, rischierebbe di colpire comportamenti che, pur formalmente riconducibili alla norma, non producono alcun pericolo concreto per la circolazione.

La Consulta sottolinea come gli effetti delle sostanze stupefacenti varino sensibilmente da persona a persona e, soprattutto, nel tempo. Punire la guida “dopo aver assunto”, senza accertare un’alterazione attuale delle capacità psicofisiche, significa estendere il reato anche a situazioni in cui l’assunzione è lontana nel tempo e priva di conseguenze sulla condotta di guida.

Da qui il principio fissato dalla Corte: la sanzione penale è legittima solo quando l’uso di droghe si traduce in una guida concretamente pericolosa. In assenza di un nesso tra assunzione e rischio effettivo, l’intervento punitivo dello Stato diventa sproporzionato e irragionevole.

La decisione apre ora a una lettura più restrittiva della norma, destinata a incidere sia sull’attività delle forze dell’ordine sia sulle valutazioni dei giudici. Al centro non c’è più il dato meramente biologico, ma la tutela effettiva della sicurezza stradale.

About The Author

Condividi l'articolo sui tuoi social:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *