C’è stato un tempo in cui il Carnevale non aveva bisogno di scenografie monumentali né di eventi mondani. Bastava una piazza, una maschera improvvisata, una canzone che usciva da una radio. Bastava Venezia, e i suoi abitanti. Erano i primi anni Ottanta e Piazza San Marco tornava a essere luogo di incontro spontaneo, non vetrina ma casa. Le maschere nascevano dalla fantasia più che dal velluto, il divertimento era istinto puro, condiviso, cittadino. A dare ritmo a quelle giornate c’era la musica di Radio Vanessa, che con il suo impianto sonoro contribuì al rilancio del Carnevale, restituendogli una voce giovane, libera, profondamente veneziana. In quel clima di creatività diffusa e goliardica leggerezza prendeva forma anche la Compagnia de Calza “I Antichi”. Fondata nel 1980 e attiva dal 1981, divenne presto protagonista di spettacoli aperti alla città, capaci di fondere cultura e licenziosa ironia, teatro e rito collettivo. Una presenza che ancora oggi attraversa il tempo, mantenendo intatto lo spirito originario. Nel 2026, mentre il Circolo Nardi della Giudecca si prepara a celebrare i suoi quarantacinque anni di attività, quel passato torna a farsi presente. Il presidente Luigi Giordani ha voluto dedicare il Giovedì Grasso a una giornata di memoria e riscoperta, non nostalgica ma vitale, intitolata “I Carnevali in Piazza degli anni ’80. La Compagnia de Calza ‘I Antichi’. La musica di Radio Vanessa”. Un omaggio a un Carnevale che era prima di tutto una festa della città, vissuta dai suoi abitanti. L’appuntamento è giovedì grasso, 13 febbraio 2026, a partire dalle ore 17.30, al Circolo Nardi. Dopo i saluti iniziali, il pomeriggio si apre con la proiezione del cortometraggio “Radio Vanessa. L’ultima frequenza di Venezia” (2025), documentario di Riccardo Petito dedicato all’ultima emittente che ancora oggi trasmette dal Centro Storico, nel sestiere di Castello. Il film, dal carattere profondamente documentaristico, racconta non solo la storia della radio, ma anche l’atmosfera vivace dei Carnevali organizzati dall’emittente, alternando immagini d’archivio rarissime a riprese attuali, in un dialogo tra passato e presente. Mostra gli studi radiofonici, i programmi dedicati agli artisti locali, le interviste ai protagonisti dell’epoca, e persino i luoghi cittadini che hanno visto nascere le radio libere. La colonna sonora, firmata dal musicista Mistersiro, accompagna lo spettatore tra ricordi e suggestioni, restituendo il ritmo di un’epoca che respirava libertà e creatività. Il documentario diventa così anche un’occasione di riflessione sulla memoria della città, una testimonianza viva di resistenza civile e di energia culturale che ha saputo attraversare i decenni. Immagini d’archivio e riprese contemporanee si alternano, restituendo una stagione irripetibile di libertà e invenzione. Tra le voci, quella del direttore artistico Alberto Cancian, che rievoca i Carnevali in Piazza organizzati dall’emittente e lancia una raccolta di materiali fotografici e video destinata a diventare, nel 2028, un grande archivio collettivo. Non un museo, ma un organismo vivo, come viva era quella città che ballava sotto le casse. Accanto alle frequenze radiofoniche, c’è un altro filo che cuce passato e presente: quello dello sguardo. Alle pareti del Circolo, le fotografie di Federica Repetto, giornalista e fotografa veneziana, costruiscono un controcampo silenzioso ma potentissimo. Riunite sotto il titolo “Carnevale Radio FM 2026”, le sue immagini non si limitano a documentare l’evento, ma lo raccontano dall’interno, come un diario visivo in progress. Volti, gesti, dettagli, attese: frammenti di un Carnevale ancora vissuto, partecipato, attraversato dai veneziani. Un archivio dell’edizione in corso che dialoga idealmente con le fotografie storiche degli anni Ottanta, restituendo continuità a una Festa che cambia pelle ma non anima. A raccontare invece la fondazione e le iniziative della tuttora attivissima Compagnia de Calza “I Antichi” è il Prior Grando Luca Colferai, in un anno speciale che segna i quarantacinque anni di attività della compagnia. Un anniversario che trova ulteriore celebrazione il 14 febbraio al Teatro a l’Avogaria, con la trentaquattresima edizione del Festival di Poesia erotica “Baffo – Zancopé”. Durante il pomeriggio non mancheranno momenti di teatro, a ricordare che il Carnevale è anche corpo, voce, presenza. Non un Carnevale “antagonista”, ma un Carnevale che riflette sulle proprie radici e le celebra con leggerezza. Come ha ricordato il giornalista Roberto Bianchin, le radio libere nacquero da un sogno potente: quello di dare la parola. Un sogno di libertà che ancora oggi resiste, e che ha saputo trasformare il Carnevale in una festa della città, prima ancora che in spettacolo. E forse è proprio questa la lezione più romantica di quei Carnevali: la capacità di una città di riconoscersi, di parlarsi, di danzare insieme — almeno per un giorno — sotto lo stesso cielo. E alla fine, come sempre, frittelle e galani. Perché la memoria, a Venezia, ha anche il sapore dolce delle feste condivise.
Mattia Carlin


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