Tregua Usa-Iran, crollano petrolio e gas: mercati in calo dopo l’accordo

Il raggiungimento di una tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran ha avuto effetti immediati sui mercati energetici, con un deciso calo dei prezzi di petrolio e gas.

Il greggio Brent con consegna a giugno è sceso del 14,03%, attestandosi a 93,93 dollari al barile, il livello più basso da metà marzo. Andamento simile per il West Texas Intermediate (Wti), che ha registrato una flessione del 15,30%, scendendo a 95,67 dollari.

La discesa dei prezzi è direttamente collegata all’intesa raggiunta tra Washington e Teheran, arrivata poco prima della scadenza dell’ultimatum fissato dal presidente Donald Trump, che aveva minacciato azioni militari contro il settore energetico iraniano in caso di mancata riapertura dello Stretto di Hormuz.

Lo stretto, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, era stato di fatto bloccato durante le tensioni, provocando un’impennata dei prezzi. Con l’accordo, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha annunciato la riapertura temporanea dei passaggi marittimi, garantendo la sicurezza del transito per le prossime due settimane.

La tregua coinvolge anche altri attori regionali, tra cui Israele e il Libano, e rappresenta una finestra diplomatica per tentare una soluzione più duratura. I negoziati sono attesi a Islamabad il 10 aprile, mentre gli Stati Uniti si preparano a inviare emissari di alto livello per sostenere il dialogo.

Non solo petrolio: anche il gas ha registrato un crollo significativo. I contratti TTF ad Amsterdam, punto di riferimento europeo, sono scesi di oltre il 19%, arrivando a circa 43 euro per megawattora.

Nonostante il calo, gli analisti invitano alla prudenza. Anche in presenza di un accordo temporaneo, il rischio geopolitico resta elevato e il mercato potrebbe continuare a scontare possibili tensioni future nello Stretto di Hormuz.

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