La tregua tra Stati Uniti e Iran può alleggerire la tensione geopolitica, ma non basterà a spegnere la crisi energetica. Gli effetti, avvertono gli esperti, continueranno a farsi sentire ancora a lungo.
A dirlo è Fatih Birol, numero uno dell’Agenzia internazionale per l’energia, che definisce la tregua “incoraggiante”, ma invita a non farsi illusioni: le conseguenze dureranno “mesi, se non anni”.
Impianti danneggiati e tempi lunghi
Il primo nodo è tecnico. Gli impianti energetici colpiti o fermati durante il conflitto non possono essere riattivati rapidamente.
Servono controlli, riparazioni e condizioni di sicurezza adeguate. Un processo che richiede tempo, anche in assenza di nuovi attacchi.
A questo si aggiunge la logistica: le petroliere che partono dal Golfo impiegano settimane per raggiungere Europa e mercati più lontani. Un rallentamento che continua a pesare sulla disponibilità di petrolio e gas.
Il ruolo dello Stretto di Hormuz
Il vero punto critico resta lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi chiave per il commercio energetico globale.
Secondo le stime europee, da lì transita circa l’8,5% del gas naturale liquefatto destinato all’Europa e circa il 7% del petrolio, tra greggio e prodotti raffinati.
Se il traffico non tornerà pienamente operativo in tempi brevi, le conseguenze potrebbero farsi sentire già nelle prossime settimane.
Rischio carburanti e voli
Birol sottolinea che l’Europa potrebbe reggere nell’immediato, ma non a lungo. Se la situazione non si stabilizzerà, da metà maggio potrebbero emergere criticità soprattutto per gasolio e cherosene.
Tradotto: possibili limitazioni anche nel traffico aereo.
Più a lungo dureranno le restrizioni, più difficile sarà tornare ai livelli pre-crisi.
L’allarme dell’Unione Europea
Anche la Commissione europea è sulla stessa linea: la crisi energetica “non sarà di breve durata”.
Il blocco, anche parziale, delle rotte energetiche ha già avuto un impatto diretto sui prezzi e sulla disponibilità di risorse.
Come intervenire: aiuti mirati, non prezzi calmierati
Sul fronte delle soluzioni, Birol esclude l’ipotesi di un tetto generalizzato ai prezzi dei carburanti.
La strada più efficace, secondo l’Aie, è sostenere direttamente le fasce più vulnerabili della popolazione con aiuti mirati e temporanei, evitando interventi generalizzati che rischiano di favorire indiscriminatamente tutti i consumatori.
Una crisi lunga
Il messaggio è chiaro: anche se la guerra rallenta, l’onda lunga della crisi energetica continuerà.
Tra infrastrutture danneggiate, rotte rallentate e mercati instabili, il ritorno alla normalità non sarà immediato.
E per famiglie e imprese, questo significa convivere ancora a lungo con prezzi alti e incertezza.
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