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Francesco Taccone e la sfida della sovranità digitale: la visione di Negg Group al Cybersecurity Summit

Roma – Non solo sicurezza, ma indipendenza tecnologica. È questa la direttrice lungo cui si muove oggi il dibattito sulla cybersicurezza in Italia, come emerso dalla VI edizione dell’Innovation Cybersecurity Summit. Tra i protagonisti, Francesco Taccone, Chief Executive Officer di Negg Group, che ha posto l’accento su un nodo cruciale: la necessità di sviluppare tecnologie proprietarie per rafforzare la resilienza nazionale.

L’evento, che ha riunito oltre 500 partecipanti tra istituzioni, imprese e mondo accademico, ha confermato il ruolo strategico della cyber defence nel contesto geopolitico attuale . Ma è proprio dal contributo di Taccone che emerge una riflessione più incisiva sul posizionamento dell’Italia.

«Il nostro impegno costante è quello della ricerca e dello sviluppo di prodotti proprietari», ha spiegato il CEO di Negg Group, sottolineando come questa scelta rappresenti una leva fondamentale non solo per l’azienda, ma per l’intero sistema Paese. L’obiettivo è chiaro: ridurre la dipendenza dall’estero e costruire una vera autonomia digitale, «una forma di autodifesa anche informatica», capace di proteggere asset strategici e infrastrutture sensibili.

Una sfida che, secondo Taccone, l’Italia può affrontare contando su un patrimonio già esistente. «Abbiamo tantissime eccellenze, dall’informatica al quantistico», ha evidenziato, mettendo però in guardia da un limite strutturale: «Siamo ancora troppo spesso rivenditori di prodotti e servizi degli altri». Un modello che espone il Paese a rischi sistemici, soprattutto in uno scenario internazionale instabile: «Se un giorno i grandi player esteri chiudessero i rubinetti, l’Italia rimarrebbe sfornita».

Da qui la necessità di investire in ricerca e sviluppo, ma anche di trattenere i talenti: «Dobbiamo evitare che le nostre eccellenze vadano all’estero e puntare su tecnologie sviluppate in Italia, prima per il governo e poi per le imprese». Una visione che si inserisce perfettamente nel quadro emerso dal Summit, dove è stata ribadita l’urgenza di una collaborazione sempre più stretta tra pubblico e privato .

Non meno rilevante il tema della regolamentazione. Taccone ha evidenziato il divario crescente tra la velocità dell’innovazione e quella delle normative: «Le nuove tecnologie corrono più veloci delle leggi che dovrebbero regolarle». Un gap che può trasformarsi in rischio, soprattutto quando strumenti avanzati – come l’intelligenza artificiale applicata alla cyber – vengono utilizzati in modo improprio o offensivo.

«Esistono già tecnologie in grado di individuare vulnerabilità in tempi rapidissimi», ha osservato, sottolineando come questi strumenti, pur fondamentali per la difesa, possano diventare pericolosi se non governati correttamente. In questo senso, assume rilievo il lavoro internazionale per la definizione di standard condivisi: Negg Group è infatti coinvolta in processi multilaterali tra Stati e aziende per la creazione di linee guida sull’uso etico delle tecnologie.

«Non bastano le leggi, servono anche controlli e applicazione concreta delle normative», ha concluso Taccone, richiamando la necessità di un sistema capace di accompagnare l’innovazione senza subirla.

Il quadro che emerge dal Summit è dunque quello di un’Italia consapevole delle proprie potenzialità ma ancora in fase di transizione. La cybersicurezza si conferma una sfida collettiva, che richiede visione industriale, investimenti e una governance efficace. E figure come Francesco Taccone rappresentano oggi uno snodo fondamentale per tradurre queste ambizioni in strategie concrete, contribuendo a costruire un ecosistema digitale più autonomo, sicuro e competitivo .

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