Roma – La cybersicurezza non è solo una questione tecnologica, ma soprattutto culturale. È questo il messaggio lanciato da Gianluca Duretto, professore dell’Università UNINT di Roma e advisor nel mondo fintech e dell’identità digitale, intervenuto alla VI edizione dell’Innovation Cybersecurity Summit.
L’evento, che ha coinvolto oltre 500 partecipanti tra istituzioni, imprese e mondo accademico, si è confermato un momento chiave di confronto sulle strategie per la sicurezza digitale del Paese . In questo contesto, Duretto ha voluto spostare l’attenzione su un tema spesso sottovalutato: la formazione.
«Il vero gap tecnologico non si misura solo nella tecnologia che compriamo dall’estero, ma nella cultura che trasmettiamo ai giovani», ha sottolineato il docente, evidenziando come il capitale umano rappresenti la vera leva strategica per affrontare le sfide della cyber security.
Un appello chiaro, rivolto a istituzioni e imprese, a rafforzare il legame tra università e mondo del lavoro. «Dobbiamo investire sui giovani e creare un contatto sempre più stretto con le università», ha affermato, sottolineando l’importanza di sostenere le nuove generazioni e valorizzarne le competenze.
Il rischio, altrimenti, è quello della fuga dei talenti. «Oggi abbiamo un tasso molto alto di expat tra i laureati STEM italiani», ha ricordato Duretto, portando un dato significativo: mentre l’Italia forma un numero limitato di ingegneri, altri Paesi accelerano in modo decisivo, aumentando il divario competitivo.
In questo scenario, la formazione universitaria assume un ruolo centrale non solo per lo sviluppo individuale, ma per la sicurezza e la competitività del sistema Paese. Investire in competenze significa infatti costruire le basi per una difesa cibernetica solida e autonoma.
Il messaggio finale è netto: «Sì alla tecnologia, ma per affrontare davvero il tema del cybercrime dobbiamo investire nella formazione». Una visione che si inserisce pienamente nel dibattito emerso dal Summit, dove è stata ribadita la necessità di un approccio integrato tra innovazione, politiche pubbliche e sviluppo delle competenze .
La cybersicurezza del futuro passa dunque anche dalle aule universitarie e dalla capacità del Paese di trattenere e valorizzare i propri talenti.
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