“Dismorfia digitale”, l’allarme dei dermatologi: i filtri social alterano la percezione di sé

Pelle perfetta, lineamenti impeccabili, zero difetti. Ma solo sullo schermo. È questo il cuore della cosiddetta “dismorfia digitale”, un fenomeno sempre più diffuso legato all’uso di filtri e app sui social.

A lanciare l’allarme è la SIDeMaST, che durante il congresso nazionale di Rimini ha acceso i riflettori su un problema che riguarda soprattutto i più giovani.

Filtri e immagini irreali

Le immagini che popolano social e piattaforme digitali sono spesso modificate: pelle levigata, pori invisibili, proporzioni perfette.

Il risultato? Una rappresentazione lontana dalla realtà biologica della pelle.

Secondo gli esperti, questo crea una distanza crescente tra:

  • l’immagine reale
  • quella digitale, filtrata e ritoccata

Una distanza che può generare insoddisfazione e disagio.

“Voglio sembrare come nei filtri”

I dermatologi segnalano un aumento di pazienti che chiedono trattamenti estetici con un obiettivo preciso:
assomigliare alla versione filtrata di sé stessi o a modelli visti online.

Un fenomeno confermato da specialisti come Maria Concetta Fargnoli e Roberta Giuffrida, che parlano di una tendenza sempre più frequente negli studi medici.

Cos’è la “digitized dysmorphia”

In ambito scientifico si parla di “digitized dysmorphia” o “social media dysmorphia”.

Si tratta di una forma di insoddisfazione legata:

  • al confronto continuo con immagini modificate
  • alla difficoltà di accettare il proprio aspetto reale
  • all’illusione di standard estetici irraggiungibili

I rischi per la salute

Il pericolo principale è inseguire un ideale che non esiste nella realtà.

La pelle, ricordano gli esperti, ha caratteristiche:

  • biologiche
  • individuali
  • cliniche

che non possono essere cancellate o uniformate come avviene nei filtri digitali.

L’importanza della consapevolezza

Per i dermatologi, la risposta non è demonizzare la tecnologia, ma promuovere un uso più consapevole dei social e una corretta informazione scientifica.

L’obiettivo è ridurre l’impatto di modelli estetici distorti e aiutare le persone a riconoscere la differenza tra immagine reale e digitale.

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