BRUXELLES – Da oggi, 4 giugno 2026, il motore di ricerca francese Qwant diventa l’opzione predefinita sui browser Microsoft Edge e Mozilla Firefox utilizzati all’interno del Parlamento europeo. Una scelta che non impedisce a deputati, assistenti e personale amministrativo di utilizzare altri motori di ricerca, ma che rappresenta un segnale politico chiaro nella strategia europea per la sovranità digitale.
La decisione si inserisce infatti nel più ampio pacchetto di misure presentato dalla Commissione Europea per rafforzare l’autonomia tecnologica del continente e ridurre la dipendenza dalle grandi piattaforme extraeuropee.
Un gesto simbolico per la sovranità digitale
L’adozione di Qwant come motore di ricerca predefinito non equivale a un blocco di Google o di altri servizi concorrenti. Gli utenti del Parlamento europeo potranno continuare a modificare liberamente le impostazioni dei propri browser.
Il valore dell’iniziativa è soprattutto simbolico: promuovere soluzioni digitali sviluppate all’interno dell’Unione Europea e costruite secondo standard che privilegiano la tutela della privacy e la gestione europea dei dati.
Il piano europeo per l’indipendenza tecnologica
La misura arriva contestualmente alla presentazione di un ampio piano europeo dedicato alla sovranità tecnologica, che comprende nuove iniziative nei settori dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale, del cloud computing e del software open source.
Tra i principali strumenti annunciati figurano il Chips Act 2.0, il Cloud and AI Development Act e una nuova strategia per favorire la diffusione delle tecnologie aperte.
L’obiettivo è rafforzare la capacità produttiva e tecnologica dell’Europa, riducendo la dipendenza da fornitori esterni all’Unione e aumentando il controllo sui dati strategici.
Cos’è Qwant
Fondato in Francia nel 2011 da Éric Léandri, Jean-Manuel Rozan e Patrick Constant, Qwant nasce con l’ambizione di offrire un’alternativa europea ai principali motori di ricerca internazionali.
Il progetto si distingue per l’attenzione alla privacy degli utenti: l’azienda sostiene di non tracciare le ricerche effettuate, non profilare gli utenti a fini pubblicitari e non vendere dati personali.
Oltre alla ricerca web, il servizio offre risultati dedicati a immagini, video, notizie e una versione specifica per bambini chiamata Qwant Junior.
Negli ultimi mesi la piattaforma ha inoltre introdotto strumenti basati sull’intelligenza artificiale in grado di fornire riassunti e risposte sintetiche direttamente nelle pagine di ricerca.
La sfida a Google passa dall’indice europeo
Uno degli aspetti più strategici del progetto riguarda la costruzione di un indice di ricerca indipendente.
Qwant ha infatti avviato una collaborazione con Ecosia, azienda tedesca nota per il proprio motore di ricerca ecosostenibile, attraverso la joint venture European Search Perspective.
L’obiettivo è creare un’infrastruttura europea capace di raccogliere, catalogare e indicizzare autonomamente le informazioni presenti sul web, riducendo la dipendenza tecnologica da Google e Microsoft.
In questo modo l’Europa potrebbe controllare direttamente i criteri di indicizzazione, la gestione dei dati e le politiche sulla privacy.
Una quota di mercato ancora limitata
Nonostante le ambizioni, Qwant resta oggi un attore di dimensioni contenute nel mercato globale della ricerca online.
Secondo i dati più recenti, anche in Francia, suo mercato di riferimento, il motore di ricerca rappresenta una quota inferiore al 2% delle ricerche effettuate dagli utenti, mentre Google continua a mantenere una posizione dominante.
La scelta del Parlamento europeo assume quindi soprattutto il valore di una dichiarazione politica: sostenere la crescita di un ecosistema digitale europeo e favorire la nascita di alternative continentali nei settori strategici della tecnologia.
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