Il più grande impianto solare del mondo fa rinascere il deserto: in Tibet ora pascolano 20mila pecore

Quello che sembrava un semplice progetto energetico si è trasformato in un sorprendente caso di rigenerazione ambientale. Nel Qinghai, sull’altopiano tibetano, il più grande impianto fotovoltaico del mondo ha prodotto un effetto inatteso: nel deserto è tornata a crescere l’erba, dando vita a vasti pascoli dove oggi trovano nutrimento oltre 20mila pecore. 

Il mega impianto, realizzato tre anni fa in un’area caratterizzata da terreni sabbiosi e condizioni climatiche estreme, ha modificato l’ambiente circostante grazie alla presenza di milioni di pannelli solari. Le strutture rallentano il vento, trattengono l’umidità e creano zone d’ombra che riducono l’evaporazione del terreno. Inoltre, l’acqua utilizzata per la pulizia dei pannelli finisce sul suolo, contribuendo ulteriormente alla crescita della vegetazione. 

Secondo gli esperti, l’evaporazione del terreno si è ridotta di circa il 30%, favorendo la nascita di un vero e proprio microclima. Dove prima c’era solo sabbia, oggi si estendono praterie che producono circa 110mila tonnellate di erba all’anno. 

La vegetazione è diventata così abbondante da rendere necessario l’impiego di migliaia di animali per il controllo naturale del verde. Oltre 20mila pecore provenienti da una ventina di villaggi della zona pascolano gratuitamente sotto i pannelli, dando vita a un modello definito dagli esperti come “ecopascolo fotovoltaico”. 

Il progetto rappresenta uno dei più grandi esempi mondiali di integrazione tra produzione energetica e tutela ambientale. Il parco solare cinese, destinato a superare i 600 chilometri quadrati di estensione, conta oltre 7 milioni di pannelli e una capacità stimata di circa 21 gigawatt, sufficiente a produrre oltre 18mila gigawattora di energia all’anno. 

Un risultato che dimostra come la transizione energetica possa generare benefici inattesi non solo per la produzione di energia pulita, ma anche per il recupero di ecosistemi considerati difficilmente recuperabili. 

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