Mario Roggero ha trascorso la sua prima notte nel carcere di Bollate, a Milano, dove sta scontando la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori avvenuta nel 2021, durante una rapina nella sua gioielleria di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo.
All’ingresso nell’istituto penitenziario, il gioielliere ha risposto alle domande dei giornalisti sul proprio stato d’animo, ammettendo un ripensamento rispetto a quanto accaduto. «Sì, ma con il senno di poi. Bisogna trovarsi in quelle situazioni», ha dichiarato davanti alle telecamere.
Secondo quanto riferito da fonti interne al carcere, Roggero sarebbe apparso profondamente provato dal suo ingresso in prigione. L’uomo, inserito in una sezione a regime ordinario, sarebbe scoppiato in lacrime poco dopo il suo arrivo nella struttura penitenziaria.
Durante il breve confronto con la stampa, Roggero ha rivolto anche un appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sostenendo che il Capo dello Stato «ha graziato uno scafista che ha ammazzato 30 persone, ha graziato la Minetti» e aggiungendo che «dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza». Si tratta di dichiarazioni personali del condannato, pronunciate nel contesto della richiesta di clemenza avanzata dalla famiglia.
Proprio nella mattinata del 17 luglio, infatti, la moglie di Roggero, Mariangela Sandrone, ha presentato una domanda di grazia al Presidente della Repubblica. A renderlo noto è stato Sergio Novani, analista processuale che coordina il collegio difensivo insieme all’avvocato Marcolini. Secondo quanto riferito, l’istanza è stata trasmessa tramite posta elettronica certificata intorno alle 9:30.
Contestualmente, la difesa ha depositato anche una richiesta di differimento dell’esecuzione della pena, chiedendo che venga sospesa l’esecuzione della condanna in attesa della valutazione dell’istanza di grazia.
Il caso Roggero continua a suscitare un ampio dibattito politico e giuridico. Nelle ultime ore si era diffusa la notizia di una presunta istruttoria avviata dal Ministero della Giustizia, successivamente smentita da via Arenula. La vicenda ha portato a un confronto tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Al termine dell’incontro, il Quirinale ha diffuso una nota per chiarire che, secondo quanto previsto dalla Costituzione, il potere di concedere la grazia appartiene esclusivamente al Presidente della Repubblica, che esercita tale prerogativa in piena autonomia nell’ambito delle proprie competenze costituzionali.
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