Una delle più grandi community online dedicate alle fanfiction è finita al centro di un acceso dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale nella scrittura. A far esplodere il caso è stata un’inchiesta pubblicata dal New York Times, che ricostruisce come decine di autori siano stati accusati di aver utilizzato Claude, il chatbot sviluppato da Anthropic, per realizzare racconti ispirati a Heated Rivalry, il romance della scrittrice canadese Rachel Reid diventato un fenomeno anche grazie all’adattamento televisivo.
Tutto è iniziato con un post pubblicato su X dall’account anonimo @heatedrivalryai, che ha diffuso un dossier di 25 pagine contenente presunte prove dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella realizzazione di numerose fanfiction. Secondo il documento, sarebbero almeno 38 le opere che presenterebbero porzioni di testo generate dal chatbot Claude.
Nel giro di poche ore la vicenda è diventata virale su piattaforme come X, Reddit, Threads, Bluesky e TikTok, alimentando un acceso confronto tra sostenitori e detrattori dell’IA. Alcuni utenti hanno definito il caso i “Panama Papers della fanfiction”, mentre diversi autori coinvolti hanno deciso di cancellare i propri account o rendere private le opere pubblicate.
Il caso ha avuto un impatto particolarmente forte perché ha colpito uno dei fandom più attivi del momento. Dopo il successo della serie televisiva, le fanfiction dedicate a Heated Rivalry sono passate da poche centinaia a oltre 43.000 racconti, con una media che, nel periodo di maggiore popolarità, ha raggiunto circa 180 nuove storie pubblicate ogni giorno.
Proprio la velocità con cui alcuni autori pubblicavano racconti molto lunghi aveva già alimentato dubbi all’interno della community. C’era chi riteneva difficile produrre decine di migliaia di parole in tempi così ridotti senza ricorrere a strumenti di intelligenza artificiale.
Gli autori del dossier sostengono di aver individuato una traccia tecnica lasciata da Claude nel codice HTML delle pagine pubblicate su Archive of Our Own (AO3). Il chatbot, secondo l’indagine, inserirebbe infatti un identificatore denominato “font-claude-response-body”, utilizzato per rintracciare i testi sospetti. Attraverso questo elemento sarebbe stato possibile sviluppare uno strumento capace di evidenziare automaticamente i passaggi ritenuti generati dall’IA.
Tra le opere finite sotto osservazione figura anche “Nutcracker!”, una delle fanfiction più popolari del fandom. Pur essendo state individuate soltanto due occorrenze del codice attribuito a Claude, il caso ha suscitato particolare clamore perché l’autrice aveva più volte espresso pubblicamente una posizione contraria all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella scrittura.
L’episodio riaccende così il dibattito sull’impiego dell’IA nella produzione creativa e sulle difficoltà nel distinguere, soprattutto all’interno delle community online, tra opere interamente originali e contenuti realizzati, anche solo in parte, con il supporto degli strumenti di intelligenza artificiale.
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