Migranti, nuovo scontro in Europa: tensioni tra Italia e Germania sui “dublinanti”

I controlli alle frontiere e il nodo dei ricollocamenti riaccendono il confronto europeo sulla gestione dei flussi migratori. Roma frena sui rientri dalla Germania, mentre il governo italiano torna a chiedere più protezione dei confini esterni, un rafforzamento di Frontex e accordi con i Paesi terzi.

La gestione dei migranti torna a dividere l’Europa. I controlli di polizia alle frontiere, le tensioni sui ricollocamenti e il destino dei cosiddetti “dublinanti” stanno alimentando un nuovo confronto tra gli Stati membri, con Italia e Germania al centro dello scontro.

Il tema riguarda direttamente il funzionamento del sistema europeo di asilo e la distribuzione delle responsabilità tra i Paesi dell’Unione, proprio mentre l’Europa si prepara all’attuazione delle nuove regole previste dal Patto sulla migrazione e l’asilo.

Italia: rafforzare le frontiere esterne

La posizione del governo italiano resta incentrata sulla necessità di intervenire soprattutto sulle frontiere esterne dell’Unione.

Roma insiste sulla necessità di rafforzare Frontex, intensificare i controlli agli ingressi e sviluppare una cooperazione più stretta con i Paesi di origine e transito dei migranti.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito anche la linea favorevole alla creazione di hub nei Paesi terzi, nell’ambito di una strategia che punti a limitare le partenze irregolari prima che i migranti raggiungano il territorio dell’Unione europea.

Il nodo dei “dublinanti”

A complicare il confronto c’è la questione dei cosiddetti “dublinanti”, ovvero i richiedenti asilo per i quali, in base alle regole europee applicabili, viene individuato un determinato Stato come responsabile dell’esame della domanda di protezione internazionale.

Sul dossier si registra una nuova tensione tra Roma e Berlino. L’Italia frena sui trasferimenti dalla Germania, mentre Berlino punta a procedere con i rientri dei migranti per i quali ritiene competente il nostro Paese.

Una divergenza che riporta al centro del dibattito uno dei problemi che da anni accompagna la politica migratoria europea: stabilire come distribuire concretamente responsabilità e accoglienza tra gli Stati membri, soprattutto quelli maggiormente esposti agli arrivi attraverso le frontiere esterne.

Il confronto con la Germania

La posizione italiana ha provocato la reazione della Germania e il dossier rischia così di trasformarsi in un nuovo terreno di attrito nei rapporti tra i due Paesi.

Il confronto arriva inoltre in una fase delicata per l’Unione europea, impegnata nella costruzione del nuovo sistema previsto dal Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, pensato anche per rendere più coordinata la gestione delle domande e dei movimenti dei richiedenti protezione tra gli Stati.

Il nodo resta però politico oltre che giuridico: i Paesi di primo ingresso chiedono una maggiore condivisione delle responsabilità, mentre gli Stati di destinazione cercano di limitare i movimenti secondari all’interno dell’Unione.

Le opposizioni attaccano il governo

Lo scontro europeo si riflette anche sulla politica italiana. Partito Democratico e Movimento 5 Stelle contestano la strategia dell’esecutivo, accusandolo di privilegiare lo scontro politico rispetto alla ricerca di soluzioni condivise a livello comunitario.

Le opposizioni chiedono maggiore cooperazione con gli altri Stati membri e criticano una politica migratoria che, a loro giudizio, rischia di aumentare l’isolamento dell’Italia senza risolvere strutturalmente il problema degli arrivi.

Sul tavolo rimangono anche le questioni relative alla tutela dei diritti dei migranti e al ruolo delle ONG impegnate nelle attività di soccorso nel Mediterraneo.

Una nuova prova per la politica migratoria europea

Il confronto sui dublinanti mostra così quanto la gestione dell’immigrazione continui a rappresentare uno dei dossier più complessi per l’Unione.

Da una parte c’è la richiesta di maggiore protezione delle frontiere esterne e di accordi con i Paesi terzi; dall’altra rimane aperta la questione della solidarietà interna e della distribuzione delle responsabilità tra gli Stati.

Una partita destinata a pesare anche sull’applicazione delle nuove regole europee: senza un’intesa politica tra i governi, il rischio è che la gestione dei flussi migratori continui a trasformarsi in un terreno di scontro tra le capitali dell’Unione.

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