CREDIT PHOTO: PAGINA UFFICIALE INSTAGRAM RANUCCI

Attentato a Sigfrido Ranucci, la difesa di Lavitola chiede un nuovo interrogatorio: «Aveva capito chi era il mandante»

Nuova fase giudiziaria nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci. La difesa di Valter Lavitola, detenuto nel carcere romano di Rebibbia e accusato di essere il mandante dell’azione contro il conduttore di Report, sta valutando una nuova richiesta di riesame e punta a ottenere un ulteriore interrogatorio dell’ex imprenditore.

L’obiettivo dei legali è integrare e chiarire le dichiarazioni già rese da Lavitola, dopo che la richiesta di concessione degli arresti domiciliari è stata respinta. Nell’ordinanza con cui è stata confermata la permanenza in carcere, il giudice aveva infatti definito «inverosimile» il movente indicato e giudicato alcuni passaggi delle dichiarazioni privi di riscontri e «fumosi».

La difesa: «Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta»

Uno dei punti sui quali intendono concentrarsi gli avvocati riguarda proprio la sicurezza del giornalista. Secondo la difesa, dagli atti emergerebbe che lo stesso Ranucci aveva chiesto un rafforzamento della propria scorta.

I legali insistono inoltre sulle modalità con cui sarebbe stato realizzato l’attentato. Secondo la loro ricostruzione, le persone indicate come esecutori materiali non avrebbero avuto intenzione di provocare conseguenze fisiche al giornalista.

Una tesi difensiva che punta quindi a ridimensionare la portata dell’azione e sulla quale saranno chiamati a pronunciarsi gli inquirenti. Il giudice che aveva disposto gli arresti degli accusati di aver materialmente collocato l’ordigno non aveva riconosciuto l’ipotesi di strage.

«Ranucci aveva capito chi fosse il mandante»

La difesa respinge anche l’ipotesi dell’esistenza di un ulteriore livello dietro l’attentato, definendola una «congettura». Uno dei legali sostiene inoltre che sarebbe «intuibile» che Ranucci, dopo quanto accaduto, avesse compreso chi potesse essere il mandante.

Un’affermazione che potrebbe assumere rilievo nella nuova fase dell’inchiesta, anche considerando che la Procura potrebbe convocare nelle prossime settimane il conduttore di Report come persona informata sui fatti.

Nuove analisi su computer e cellulare

Sul fronte investigativo sono attesi ulteriori accertamenti sul computer e sul telefono di Lavitola, alla ricerca di elementi utili a ricostruire contatti, rapporti e circostanze precedenti all’attentato.

Resta inoltre aperta la posizione di Gomes Tavares, cittadino camerunese indicato come factotum di Lavitola e ritenuto un possibile intermediario nell’organizzazione dell’azione. La Procura dovrebbe procedere con la richiesta di estradizione. Tavares ha intanto dichiarato pubblicamente di voler tornare in Italia.

L’ipotesi di un progetto politico per Ranucci

Tra gli elementi emersi nell’indagine figura anche un presunto progetto politico che Lavitola avrebbe immaginato attorno alla figura di Ranucci, comprendente l’ipotesi di una candidatura e la realizzazione di sondaggi per valutarne le potenzialità elettorali.

Nell’ordinanza viene citato anche il direttore di Repubblica, Stefano Cappellini, che avrebbe discusso con Lavitola della possibilità di realizzare un sondaggio, apprendendo solo successivamente che il nome preso in considerazione era quello del giornalista. Lavitola avrebbe comunque escluso che questo progetto rappresentasse il movente dell’attentato.

Anche le difese delle persone accusate dell’esecuzione materiale hanno annunciato la volontà di chiedere un nuovo interrogatorio davanti ai pm della Direzione distrettuale antimafia.

La ricostruzione secondo cui l’azione sarebbe stata concepita come puramente dimostrativa, e non finalizzata a ferire Ranucci, resta dunque uno dei principali punti sostenuti dalle difese. Saranno i nuovi accertamenti investigativi e le valutazioni dell’autorità giudiziaria a stabilire la consistenza di questa versione.

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