Proseguono senza sosta le ricerche nelle vallate devastate dall’ondata di fango e detriti. Le piogge monsoniche complicano le operazioni, mentre i soccorritori tentano di raggiungere i lavoratori rimasti intrappolati nei tunnel degli impianti idroelettrici
È una corsa contro il tempo in Nepal, dove le squadre di soccorso continuano a cercare eventuali sopravvissuti a quasi una settimana dalla devastante inondazione che ha colpito il nord del Paese. Il disastro, provocato dal crollo di un ghiacciaio, ha investito intere vallate con una massa di acqua, fango e detriti.
Il bilancio riportato dalle autorità è drammatico: oltre 939 persone hanno perso la vita e circa 3.925 risultano disperse in Nepal. Considerando anche il vicino Tibet, il numero complessivo dei dispersi arriverebbe a circa 4.500.
Le condizioni meteorologiche continuano intanto a rendere particolarmente difficili le operazioni sul campo, con le piogge monsoniche che ostacolano gli interventi nelle aree maggiormente colpite.
La corsa per raggiungere i tunnel idroelettrici
Una delle situazioni più complesse riguarda gli operai che si trovavano negli impianti idroelettrici al momento della catastrofe. Secondo le informazioni disponibili, centinaia di lavoratori risultano ancora irraggiungibili o dispersi.
Le squadre di emergenza stanno cercando di entrare nelle gallerie sotterranee, molte delle quali sono state invase o ostruite dal fango.
Secondo quanto riportato dai media internazionali, per aprire alcuni passaggi vengono utilizzate anche cariche esplosive, mentre in altri punti i soccorritori tentano di raggiungere le gallerie calandosi dall’alto con delle corde.
Non è ancora chiaro quante persone si trovassero effettivamente all’interno dei tunnel quando l’inondazione ha investito la regione.
Centinaia di persone salvate
Nonostante le enormi difficoltà operative, le ricerche hanno già permesso di salvare numerose persone. Secondo le autorità nepalesi, 279 lavoratori sono stati recuperati dai tunnel di diversi impianti idroelettrici, molti dei quali dalle gallerie della centrale Upper Trishuli-1.
Più in generale, sarebbero circa 10mila le persone tratte in salvo nelle zone interessate dal disastro.
Alle operazioni partecipano anche squadre di soccorso provenienti da India, Cina e Corea del Sud, impegnate insieme alle autorità nepalesi nella ricerca dei dispersi e nell’assistenza alla popolazione.
Emergenza anche in Tibet
Il disastro ha interessato anche il Tibet, dove il bilancio ufficiale riportato nel materiale disponibile parla di almeno 16 vittime e 546 dispersi.
Sulla reale portata della tragedia nella regione cinese sono però emersi dubbi. L’International Campaign for Tibet ha contestato l’attendibilità del quadro ufficiale, sostenendo che il numero effettivo delle vittime potrebbe essere più elevato.
Oltre 93mila persone colpite
Mentre continuano le ricerche, nelle vallate dell’Himalaya sono iniziate anche le operazioni di identificazione e sepoltura delle vittime.
Diversi corpi recuperati non hanno ancora un’identità. Prima della sepoltura vengono quindi raccolti campioni di DNA, nella speranza di poter successivamente risalire alle generalità delle vittime e restituirle alle loro famiglie.
Secondo la Croce Rossa, almeno 93mila persone sono state colpite dalle inondazioni, mentre numerose abitazioni sono state distrutte o hanno riportato danni gravissimi.
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