Il ragazzo resta ricoverato in neuropsichiatria infantile all’Umberto I. Gli investigatori cercano di identificare gli utenti collegati durante l’aggressione. Gli studenti sono tornati in classe
I genitori del 13enne che venerdì scorso ha aggredito la professoressa Isabella Marsilio nella scuola media Giovanni Verga di Centocelle, a Roma, hanno inviato una mail di scuse all’insegnante.
Il messaggio sarebbe stato inviato nelle ultime ore dal padre e dalla madre del ragazzo, che attualmente resta ricoverato nel reparto di neuropsichiatria infantile del Policlinico Umberto I.
Intanto questa mattina gli studenti dell’istituto sono tornati nelle loro classi per la prima volta dopo l’aggressione.
Gli studenti tornano nella scuola di Centocelle
Il rientro è avvenuto con particolari misure per tutelare la privacy dei ragazzi. Due lunghi drappi rossi sono stati sistemati lungo il cancello d’ingresso della scuola e gli studenti hanno iniziato ad arrivare già dalle 7.20, prima del normale orario di ingresso.
All’esterno dell’istituto erano presenti Carabinieri e Polizia Locale, che hanno presidiato l’area davanti alla scuola.
Parallelamente proseguono le indagini per ricostruire quanto avvenuto prima, durante e dopo l’aggressione e per comprendere se altre persone abbiano avuto un ruolo nella vicenda.
La diretta dell’aggressione e le indagini sugli utenti collegati
Una parte importante degli accertamenti riguarda il video dell’aggressione, ripresa attraverso un telefono collegato a un profilo Telegram.
Secondo quanto emerso dalle indagini, al momento dei fatti sarebbero state collegate alla diretta non più di quattro persone. Gli investigatori stanno cercando di risalire alla loro identità e, in particolare, a chi avrebbe registrato il filmato per poi diffonderlo online.
Prima dell’azione sarebbe stato avviato anche una sorta di conto alla rovescia. Nelle ore successive, inoltre, sarebbero comparse sul web offerte di denaro per ottenere il filmato, che successivamente ha iniziato a circolare su alcuni siti.
Gli inquirenti stanno quindi concentrando l’attenzione su questo ristretto gruppo di utenti per verificare eventuali responsabilità nella gestione e nella successiva diffusione delle immagini.
La pista dei contatti online
Tra le ipotesi investigative c’è anche quella che il tredicenne possa essere entrato in contatto nelle settimane precedenti con ambienti estremisti presenti sul web.
Alcune scritte associate al video sarebbero comparse in caratteri cirillici e gli investigatori stanno verificando anche la possibilità che uno degli utenti collegati si trovasse all’estero.
Al momento, tuttavia, si tratta di piste investigative e non risulta accertato che gruppi estremisti abbiano effettivamente istigato o “arruolato” il ragazzo per compiere l’aggressione.
Il messaggio inviato prima dell’aggressione
L’attenzione degli investigatori riguarda anche l’attività del tredicenne su TikTok. Circa 45 minuti prima dell’aggressione avrebbe inviato ai 22 componenti di una chat il messaggio: «Guys, guardate il tg dopo».
Durante la successiva perquisizione nell’abitazione sarebbero stati trovati fucili e pistole ad aria compressa e alcuni coltelli. Secondo alcune testimonianze raccolte dagli investigatori, il ragazzo seguiva inoltre contenuti online caratterizzati da scene di violenza.
Sono elementi sui quali gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire il contesto nel quale è maturato il gesto.
La testimonianza dell’assistente educativo
A raccontare i momenti immediatamente successivi all’aggressione è stato anche Corrado Ruffini, assistente educativo dell’istituto Giovanni Verga.
Secondo la sua testimonianza, il tredicenne appariva sotto shock e continuava a chiedere scusa. Il ragazzo gli avrebbe raccontato di avere pianificato di colpire una sola persona, senza coinvolgere i compagni, e di volersi successivamente costituire.
Ruffini ha inoltre ricordato l’intervento dello studente che ha contribuito a fermare l’aggressione e a proteggere la docente, definendo il suo gesto «davvero eroico».
Le indagini proseguono ora sia sulla dinamica dell’aggressione sia sull’attività online del tredicenne, con l’obiettivo di chiarire se il ragazzo abbia agito autonomamente o se abbia ricevuto pressioni o forme di istigazione attraverso la rete.
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