Migliaia di conversazioni con ChatGPT visibili su Google: OpenAI corre ai ripari, ma oltre 100.000 chat restano online

OpenAI ha rimosso migliaia di conversazioni pubblicate tramite ChatGPT che erano finite indicizzate su Google, ma oltre 110.000 chat risultano ancora accessibili attraverso la Wayback Machine, l’archivio digitale di Archive.org. A riportarlo è una recente indagine della newsletter Digital Digging.

Il caso ha sollevato forti preoccupazioni sulla persistenza delle informazioni online, dopo che tra i contenuti conservati sono state trovate conversazioni contenenti dati sensibili, pratiche scorrette e richieste eticamente discutibili.

Una funzione di condivisione pubblica

La diffusione delle conversazioni non è stata causata da una violazione della privacy né da un attacco informatico. Gli utenti stessi avevano attivato l’opzione di condivisione pubblica tramite link, rendendo accessibili le chat a chiunque e visibili dai motori di ricerca.

OpenAI ha successivamente disattivato la funzione per evitare condivisioni accidentali, come confermato dal Chief Information Security Officer Dane Stuckey, e ha rimosso numerose conversazioni dai risultati di Google. Tuttavia, la Wayback Machine conserva ancora molte di queste chat, anche se i link originali sono stati cancellati.

Contenuti sensibili tra le conversazioni

Tra i casi più controversi emersi, uno riguarda un avvocato italiano che, in una chat pubblica con ChatGPT, ha illustrato la strategia di una multinazionale energetica intenzionata a rimuovere una comunità indigena amazzonica per costruire una diga e una centrale idroelettrica da 15.000 MW. Il professionista chiedeva come negoziare “al prezzo più basso possibile” con gli indigeni, sfruttando la loro scarsa conoscenza del mercato.

Altri esempi includono casi di frode accademica, con studenti che ammettono di aver utilizzato ChatGPT per redigere intere tesi o articoli universitari, vantandosi anche dei buoni voti ottenuti.

Nessuna rimozione da Archive.org

Mark Graham, direttore della Wayback Machine, ha dichiarato che OpenAI non ha presentato richieste formali per la rimozione di queste chat dall’archivio. Questo significa che le conversazioni restano accessibili pubblicamente, nonostante la loro cancellazione dai motori di ricerca.

La vicenda solleva interrogativi più ampi sulla responsabilità degli utenti nella condivisione dei contenuti generati dall’IA e sulla reale possibilità di rimuovere contenuti già circolati in rete.

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