Donbass, sanzioni e Crimea: le condizioni di Mosca per la pace in Ucraina

Nella scorsa primavera, in una videoconferenza con il ministero degli Esteri, Vladimir Putin aveva lasciato intendere che la Russia non avrebbe avanzato rivendicazioni territoriali oltre le quattro regioni annesse nel referendum del settembre 2022. In quella stessa occasione, però, aveva escluso con fermezza l’ipotesi di un congelamento del conflitto “in stile coreano”, ovvero una cessazione delle ostilità senza riconoscimento dei territori occupati.

Le richieste territoriali

Secondo indiscrezioni, oggi le condizioni di Mosca per fermare i combattimenti prevedono:

  • il ritiro dell’Ucraina da Lugansk e Donetsk, incluse le aree non ancora sotto controllo russo;
  • il riconoscimento della linea del fronte come confine negli oblast di Zaporizhzhia e Kherson.

A queste richieste si aggiungono altre pretese non territoriali: riconoscimento del russo come lingua ufficiale in Ucraina, libertà di culto per la Chiesa ortodossa russa, accettazione dell’annessione della Crimea (occupata dal 2014) e cancellazione delle sanzioni internazionali.

Garanzie di sicurezza e ruolo della Cina

Mosca lascerebbe aperta la possibilità che Kiev ottenga garanzie di sicurezza simili all’Articolo 5 della NATO, ma senza adesione formale all’Alleanza. Tra i garanti non dovrebbero esserci solo Stati Uniti ed Europa, ma anche la Cina e altri Paesi extra-occidentali.

Lo scenario politico e giudiziario

Tra le condizioni emerse nelle ultime settimane figurerebbe anche la richiesta del Cremlino a Donald Trump di un intervento per il ritiro dei mandati di arresto della Corte penale internazionale nei confronti di Putin. Tale ostacolo, secondo fonti vicine al Cremlino, limiterebbe la libertà di movimento del presidente russo anche in Paesi alleati come Sudafrica o Brasile.

Le concessioni possibili

Una novità, citata dall’emissario di Trump Steve Witkoff, riguarda la disponibilità della Russia a formalizzare l’impegno a non aggredire i Paesi europei, ipoteticamente anche attraverso un emendamento costituzionale. Un’ipotesi che appare tuttavia difficilmente percorribile, viste le stesse dichiarazioni di Putin, che ha più volte definito “un nonsenso” l’idea di un attacco ai membri della NATO.

Obiettivi strategici

Rimangono sul tavolo i punti cardine della strategia russa:

  • il cambio di regime a Kiev, con la rimozione del presidente Volodymyr Zelensky;
  • la cosiddetta “denazificazione”, concetto mai definito con precisione;
  • la neutralità dell’Ucraina, fuori da alleanze militari occidentali.

Putin ha ribadito questi principi anche nel discorso del 14 giugno 2024, confermando che la Russia non intende rinunciare a una posizione di forza. In cambio, Mosca prometterebbe di rispettare i nuovi confini e di non estendere ulteriormente il conflitto. Una promessa che, dopo l’invasione del 24 febbraio 2022, molti osservatori ritengono credibile solo come un “atto di fede”.

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