Consiglio Europeo, Meloni: “No all’invio di militari a Kiev. L’Italia resta impegnata sul fronte diplomatico e umanitario”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito con fermezza, al termine del Consiglio Europeo, la posizione dell’Italia in merito al conflitto in Ucraina: nessun invio di truppe italiane a Kiev. Un messaggio chiaro, espresso in un contesto di rinnovato dibattito europeo sulla sicurezza comune e sulle modalità di sostegno a Kyiv.

“L’Italia – ha dichiarato Meloni – continuerà a fare la sua parte nel sostenere l’Ucraina, ma non con l’invio di militari. Il nostro impegno resta concentrato sull’assistenza umanitaria, sulla protezione dei civili e sulla ricerca di una soluzione diplomatica che riporti la pace nel cuore dell’Europa”.

Nel corso del vertice, i leader europei hanno discusso della situazione sul terreno e del pacchetto di misure proposto dalla Commissione per rafforzare la difesa comune. Meloni ha ribadito l’importanza di un approccio unitario, ma equilibrato, che eviti un’escalation militare e privilegi strumenti di cooperazione, ricostruzione e resilienza energetica.

La premier ha inoltre sottolineato la necessità di “evitare la frammentazione delle posizioni europee” e di “mantenere salda la bussola della responsabilità”. “L’Europa deve essere protagonista della pace, non spettatrice del conflitto”, ha aggiunto, evidenziando come Roma continui a lavorare per la stabilità regionale anche attraverso il dialogo con i partner internazionali, dal G7 alla NATO.

Durante la giornata, si è discusso anche del piano di ricostruzione dell’Ucraina e delle garanzie economiche per sostenere il Paese nei prossimi mesi. Meloni ha ricordato che l’Italia è tra i principali contributori del fondo europeo per la ricostruzione e che “l’obiettivo resta quello di aiutare il popolo ucraino a riacquistare indipendenza e sicurezza, ma senza alimentare la logica del confronto armato”.

Il vertice si è concluso con un appello condiviso alla coesione politica e alla prudenza strategica, in un contesto internazionale in cui le tensioni restano alte e la diplomazia continua a essere l’unico strumento credibile per evitare una nuova fase di instabilità.

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