Cgil, proclamato sciopero generale il 12 dicembre. Meloni ironizza: “Che giorno è?” – Brunetta rinuncia all’aumento di stipendio

Tensione tra governo e sindacati in vista dello stop nazionale. La premier risponde con sarcasmo, mentre Brunetta fa dietrofront sulla polemica dei compensi.

Roma, 8 novembre 2025 – La Cgil ha annunciato per il 12 dicembre uno sciopero generale nazionale contro la manovra economica del governo e “le scelte che aumentano le disuguaglianze e penalizzano il lavoro”.
Una mobilitazione che riporta alta la tensione tra sindacati ed esecutivo, e che ha già scatenato reazioni politiche.

La premier Giorgia Meloni, rispondendo a una domanda dei giornalisti durante una visita istituzionale, ha commentato con tono ironico:

“Che giorno è? Ah, il 12 dicembre… strano, non c’è il 14 o il 16? Hanno ancora qualche data libera?”
Un riferimento sarcastico alle numerose proteste e mobilitazioni proclamate nelle ultime settimane, soprattutto da parte dei sindacati del pubblico impiego e della scuola.


Le motivazioni della Cgil

Lo sciopero del 12 dicembre, spiegano dal sindacato guidato da Maurizio Landini, sarà “una giornata di mobilitazione generale contro una legge di bilancio che non risponde alle emergenze sociali del Paese”.
Tra le rivendicazioni principali: aumenti salariali, investimenti nella sanità pubblica, politiche per la sicurezza sul lavoro e una revisione della riforma fiscale.

La Cgil ha inoltre confermato che la manifestazione nazionale si terrà a Roma, con cortei e presidi in contemporanea in tutte le regioni.


La risposta politica

Dal governo prevale la linea del distacco. Fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che “le proteste fanno parte del gioco democratico, ma i risultati economici dimostrano che la direzione è quella giusta”.
Più pungente la premier Meloni, che – tra ironia e fermezza – ha ribadito:

“L’Italia ha bisogno di lavorare, non di fermarsi ogni settimana per protestare”.


Brunetta rinuncia all’aumento di stipendio

Intanto, sul fronte politico, il presidente del Cnel, Renato Brunetta, ha annunciato di aver rinunciato all’aumento del proprio compenso, dopo le polemiche seguite alla decisione del consiglio di adeguare gli stipendi del vertice alle indennità dei presidenti delle Autorità indipendenti.

“Ho deciso di non avvalermi dell’aumento previsto. È un gesto di rispetto verso i cittadini e le istituzioni”, ha spiegato Brunetta in una nota.

L’ex ministro aveva già difeso l’operato dell’ente, ma la rinuncia arriva in un momento in cui il dibattito sul costo della politica si intreccia con le proteste sindacali e con il malcontento sociale per il caro vita.

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