La Fenice apre al mondo: una stagione lirica dal respiro internazionale

Il Teatro La Fenice spalanca di nuovo le sue porte alla stagione lirica 2025-2026 con l’eleganza di chi conosce il proprio passato e la curiosità di chi, ogni anno, sceglie di rinascere. Nel cuore di Venezia, dove i suoni sembrano vibrare sulla superficie dell’acqua, sarà La clemenza di Tito di Mozart ad accendere il primo bagliore. Dal 20 novembre, l’opera seria del Mozart più maturo entrerà nel teatro come un raggio netto e luminoso, guidata dalla regia raffinata di Paul Curran e dalla direzione musicale di Ivor Bolton, chiamato a scolpire un tessuto sonoro di equilibrio classico e tensione emotiva. A interpretarla, un cast che unisce esperienza e debutti attesi, voci pronte a muoversi tra potere e perdono, tra la fragilità dell’uomo e la solennità del mito.

Attorno a questo inizio solenne, la stagione si distende come una mappa che abbraccia epoche, stili e sensibilità diverse. Undici titoli d’opera si susseguono senza forzature, come un unico movimento orchestrale che alterna ampiezze differenti: la forza drammatica di Verdi con Simon Boccanegra e l’intramontabile Traviata; la vitalità barocca di Vivaldi in Ottone in Villa; la tensione romantica wagneriana di Lohengrin; la sensualità incendiaria della Carmen firmata da Bieito; la grazia ritrovata di un Donizetti raro, Enrico di Borgogna, e le vibrazioni contemporanee di Sciarrino con Venere e Adone. A chiudere il percorso, due piccoli gioielli americani del Novecento, The Telephone e Trouble in Tahiti, che aggiungono una nota di ironia e introspezione moderna.

La Fenice non si limita a programmare: costruisce ponti. Lo fa anche attraverso la danza, con quattro spettacoli che intrecciano linguaggi e culture, e attraverso un progetto educativo che continua a crescere. Con “Mettiamoci all’opera”, gli studenti potranno attraversare il teatro dall’interno, osservando la delicatezza delle prove, la nascita di un gesto scenico, il silenzioso lavoro che precede ogni apertura di sipario. Una porta socchiusa sulle meraviglie della creazione, offerta alle nuove generazioni.

Accanto all’arte, il teatro affronta anche le sue necessità più concrete: un intervento sulla macchina scenica richiederà mesi di lavoro e uno spostamento temporaneo di alcune produzioni al Malibran e al Goldoni. È un atto di cura nei confronti della struttura, un prendersi carico della sua fragilità per garantire che la Fenice continui a vivere, respirare e brillare.

Questa stagione, nelle intenzioni del teatro, è un dialogo aperto. Unire tradizione e nuove prospettive, accogliere pubblici diversi, portare Venezia in conversazione con il mondo. La Fenice conferma così la propria natura: luogo di memoria e avventura, di radici e ali, di ritorni e partenze. E quando le prime note di Mozart attraverseranno la sala, sarà chiaro che questa non è solo un’inaugurazione, ma un nuovo viaggio: Venezia che si specchia nell’opera, e l’opera che, da Venezia, si apre al mondo.
Mattia Carlin

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