Tensione diplomatica con la Svizzera: l’Italia richiama l’ambasciatore dopo la scarcerazione dell’imputato di Crans-Montana

Una forte tensione diplomatica si è aperta oggi tra Italia e Svizzera dopo la decisione di un tribunale svizzero di rilasciare su cauzione Jacques Moretti, proprietario del locale Le Constellation dove un incendio durante la notte di Capodanno ha causato la morte di 40 persone, tra cui diversi cittadini italiani. La decisione giudiziaria di concedere la libertà provvisoria a Moretti, con l’obbligo di versare 200.000 franchi svizzeri, ha suscitato una reazione durissima da parte del governo italiano, che ha definito l’atto «un insulto alle vittime e alle famiglie colpite» e ha deciso di richiamare l’ambasciatore da Berna per consultazioni ufficiali.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno espresso «profonda indignazione» per la scarcerazione, che secondo Roma non tiene adeguatamente conto della gravità del fatto e del dolore delle famiglie italiane. L’Italia ha chiesto «chiarezza e collaborazione» alle autorità svizzere sul caso, sottolineando che la tragedia ha visto coinvolti numerosi cittadini italiani e che la risposta giudiziaria dovrebbe riflettere anche questo profondo impatto internazionale.

La controparte elvetica, attraverso il ministero degli Esteri guidato da Ignazio Cassis, ha replicato con toni più misurati: secondo Berna, la magistratura svizzera è indipendente e la decisione è frutto di un processo giuridico. Cassis ha comunque ribadito «solidarietà per le vittime e le famiglie», precisando che le autorità svizzere continueranno a seguire con attenzione le indagini sul rogo.

La decisione del governo italiano ha già acceso la politica interna, con alcune forze di opposizione che chiedono durezza nei rapporti diplomatici, mentre altre sollevano questioni sulla necessità di una strategia più coerente nei rapporti con Paesi vicini e partner europei.

La vicenda di Crans-Montana, già di per sé una ferita sociale e giudiziaria, si trasforma così in un caso diplomatico che rischia di segnare i rapporti bilaterali tra Roma e Berna nei mesi a venire, con possibili riflessi anche sulla gestione di altri dossier internazionali che vedono l’Italia protagonista.

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