Tram deragliato Milano, dal malore dell’autista all’incidente: cosa sappiamo sulla dinamica

Un pomeriggio qualunque trasformato in tragedia. Giovedì 27 febbraio, intorno alle 16, un tram della linea 9 è uscito dai binari in viale Vittorio Veneto, tra piazza della Repubblica e Porta Venezia, causando la morte di due persone e il ferimento di decine tra passeggeri e passanti.

La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio e lesioni colpose: un atto dovuto per consentire tutti gli accertamenti tecnici e medico-legali necessari a ricostruire con precisione quanto accaduto.


Lo schianto in viale Vittorio Veneto

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Il convoglio, partito dal capolinea della Stazione Centrale e diretto a Porta Genova, ha affrontato una curva ed è improvvisamente deragliato. Secondo le prime ricostruzioni, viaggiava a una velocità ritenuta eccessiva per quel tratto, dove è presente uno scambio tra binari.

Dopo essere uscito dalla sede ferroviaria, il tram ha urtato un albero — che potrebbe averne parzialmente rallentato la corsa — e si è poi schiantato contro un edificio all’angolo con via Lazzaretto, finendo contro la vetrina di un ristorante giapponese aperto di recente.

L’impatto è stato violentissimo. Alcuni passanti sono rimasti incastrati sotto il convoglio, mentre diversi passeggeri a bordo hanno riportato traumi di varia entità.


L’ipotesi del malore del conducente

Fin dalle prime ore successive all’incidente, l’attenzione si è concentrata sullo stato di salute del conducente. L’uomo avrebbe riferito agli investigatori di essersi sentito male poco prima dello schianto.

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, intervenuto sul posto, ha parlato di un mezzo “nuovo” e di un autista “molto esperto”, escludendo in prima battuta un guasto tecnico. Il conducente era in servizio da circa un’ora, circostanza che rende meno probabile l’ipotesi di un affaticamento dovuto a turni prolungati.

Un dettaglio che rafforza la pista del malore è il fatto che il tram abbia saltato una fermata poco prima dell’incidente, elemento ritenuto anomalo dagli inquirenti.


Lo scambio e la curva: cosa non torna

In un primo momento si era ipotizzato un problema tecnico allo scambio dei binari presenti lungo viale Vittorio Veneto. Tuttavia, dai primi rilievi non sarebbero emerse anomalie strutturali.

Secondo quanto riferito da colleghi del conducente, il tram avrebbe affrontato lo scambio a una velocità compresa tra i 20 e i 40 chilometri orari, in un punto in cui la segnaletica invita a procedere “a passo d’uomo”. Il convoglio avrebbe deviato verso sinistra, inclinando e uscendo dai binari prima di attraversare l’incrocio e schiantarsi contro l’edificio di fronte.

La manovra dello scambio spetta al tranviere, mentre una lanterna segnala la direzione impostata. Saranno le perizie tecniche a stabilire se vi sia stato un errore umano legato a un malore improvviso o se siano intervenute altre concause.


Le vittime e i feriti

Le vittime sono due uomini.

Il primo è un 60enne italiano, residente ad Abbiategrasso, rimasto incastrato sotto il tram.

Il secondo è un 56enne senegalese senza fissa dimora, che si trovava a bordo del convoglio: trasportato in codice rosso all’ospedale Niguarda, è deceduto nonostante i tentativi di rianimazione.

Numerosi i feriti, alcuni in condizioni gravi, soccorsi dal personale sanitario intervenuto rapidamente sul luogo dello schianto.


L’inchiesta della Procura

Dopo il sopralluogo del procuratore Viola e della pm Calanducci, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo per omicidio e lesioni colpose. L’iscrizione del conducente nel registro degli indagati è un passaggio tecnico necessario per procedere con accertamenti approfonditi.

Le verifiche riguarderanno il funzionamento del mezzo, lo stato degli scambi, i sistemi di sicurezza e le condizioni psicofisiche dell’autista. Gli accertamenti si annunciano lunghi e complessi.

La città resta sotto shock per una tragedia che riaccende il dibattito sulla sicurezza del trasporto pubblico e sui controlli preventivi a tutela di passeggeri e cittadini.

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