“Le sfide Cyber del 2026”: Andrea Monti, “L’AI è uno strumento, ma resta vulnerabile: decisivo il ruolo umano nella difesa”

Roma – L’intelligenza artificiale rappresenta una delle leve più potenti nella trasformazione della cybersicurezza, ma non è esente da rischi. Anzi, può diventare essa stessa un bersaglio. È questo il punto centrale emerso dall’intervento di Andrea Monti, Direttore Generale Tinexta Cyber SpA, durante la conferenza “Le sfide Cyber del 2026”, ospitata al Senato della Repubblica.

L’evento, promosso dal senatore Francesco Silvestro e realizzato in collaborazione con ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori, ha riunito istituzioni e operatori del settore per analizzare l’evoluzione delle minacce digitali e le nuove strategie di difesa in un contesto sempre più complesso.

L’intelligenza artificiale tra opportunità e vulnerabilità

Nel suo intervento, Monti ha offerto una lettura lucida e articolata del ruolo dell’AI nella sicurezza informatica, sottolineando come questa tecnologia non possa essere considerata una soluzione definitiva:

«L’intelligenza artificiale è sicuramente uno degli strumenti, ma non dimentichiamoci che è a sua volta oggetto di attacco».

Un richiamo importante ai rischi emergenti legati alla manipolazione dei modelli, come il cosiddetto “avvelenamento” dei dati di addestramento, che può comprometterne l’efficacia.

«Gli hacker possono modificare i modelli con cui l’intelligenza artificiale viene addestrata e la stessa AI è soggetta a errori, a volte invisibili, che possono invalidare il contrasto alle minacce».

Un limite che rende evidente come l’AI debba essere considerata uno strumento di supporto e non un sostituto delle competenze umane.

Il fattore umano resta centrale

Accanto alla tecnologia, Monti ha ribadito con forza il ruolo imprescindibile dell’esperienza e della capacità di analisi umana:

«La competenza, la capacità e la flessibilità di pensiero umana restano un elemento fondamentale per la difesa».

In un contesto in cui gli attacchi diventano sempre più sofisticati, la componente umana rappresenta infatti il vero elemento differenziante, in grado di interpretare scenari complessi e reagire in modo efficace.

La fine del perimetro aziendale

Uno dei passaggi più significativi riguarda il superamento del concetto tradizionale di azienda come spazio fisico delimitato. Oggi, ha spiegato Monti, il perimetro non esiste più:

«Non siamo più in un contesto di perimetro chiuso. L’azienda è diffusa tra smart working, mobilità e cloud».

Questa trasformazione impone un ripensamento radicale delle strategie di sicurezza, che non possono più basarsi su confini statici ma devono adattarsi a un ecosistema distribuito.

Identità e dato: i nuovi pilastri della sicurezza

In questo scenario, a fare la differenza sono nuovi elementi chiave: l’identità digitale, la protezione dei dati e la capacità di verificarne l’integrità.

«Quello che fa la differenza è l’identità, la conservazione del dato, la verifica dell’effettiva identità del device e della persona».

La sicurezza si sposta quindi su un livello più profondo, che riguarda la gestione delle identità e la fiducia nei sistemi, elementi sempre più centrali nell’era delle minacce “identity-first”.

Resilienza come obiettivo strategico

Infine, Monti ha posto l’accento su un concetto ormai imprescindibile: la resilienza. Non basta prevenire gli attacchi, ma è necessario essere pronti a ripartire rapidamente in caso di incidente.

«Serve la capacità di conservare i dati in modo che sia possibile una ripartenza anche in caso di attacco e una resilienza reale dei sistemi aziendali».

Un approccio che richiede investimenti, competenze e una visione strategica, in grado di integrare tecnologia e governance.

Una sfida aperta

L’intervento di Monti si inserisce in un quadro più ampio emerso durante la conferenza, che vede la cybersicurezza come una sfida sistemica per il Paese. La crescente interconnessione delle infrastrutture digitali e l’evoluzione delle minacce impongono un cambio di paradigma, basato su collaborazione, innovazione e consapevolezza.

In questo contesto, realtà come Tinexta Cyber svolgono un ruolo chiave nello sviluppo di soluzioni avanzate, ma la partita si gioca su più livelli: tecnologico, umano e istituzionale.

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