Caldo estremo, il clima frena l’economia: l’Italia rischia di perdere fino al 6% del Pil entro il 2050

Il cambiamento climatico non rappresenta soltanto una sfida ambientale, ma anche una minaccia concreta per la crescita economica. Secondo uno studio del Centro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), l’Italia è tra i Paesi europei più esposti agli effetti economici del riscaldamento globale e, da qui al 2050, potrebbe perdere fino al 6% del Prodotto interno lordo (Pil).

L’analisi evidenzia come le temperature sempre più elevate siano destinate a incidere sulla produttività del lavoro, sulla crescita economica e sulla sostenibilità dei conti pubblici. Le ondate di calore, sempre più frequenti e intense, riducono infatti la capacità lavorativa, rallentano diversi settori produttivi e aumentano i costi legati alla gestione delle emergenze climatiche.

Tra gli elementi più significativi introdotti dallo studio compare il concetto di “spread climatico”, definito come l’aumento del costo di finanziamento del debito pubblico causato dagli impatti economici del cambiamento climatico.

«Lo spread climatico è l’incremento del costo del finanziamento del debito pubblico dovuto agli impatti dei cambiamenti climatici», spiega l’economista Carlo Carraro, evidenziando come gli effetti della crisi climatica possano riflettersi direttamente sulla stabilità finanziaria degli Stati.

Lo studio richiama l’attenzione sulla necessità di investire in politiche di adattamento e mitigazione per limitare le conseguenze economiche del riscaldamento globale, sottolineando come gli effetti del clima non riguardino più soltanto l’ambiente, ma rappresentino un fattore sempre più rilevante per la competitività, il mercato del lavoro e la tenuta dei conti pubblici.

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