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Francia, Macron promulga la legge sul fine vita: nasce il diritto all’“aiuto a morire”

Il provvedimento introduce nel sistema francese il “droit à l’aide à mourir”, accessibile solo in presenza di precisi requisiti clinici e personali. La sostanza letale potrà essere autosomministrata o, quando il paziente non è fisicamente in grado, somministrata da un medico o un infermiere. Serviranno ora i decreti attuativi.

La Francia introduce ufficialmente il diritto all’aiuto a morire. Il presidente Emmanuel Macron ha promulgato il 18 agosto 2026 la legge n. 2026-794, pubblicata il 19 agosto nel Journal officiel de la République française, portando a conclusione un percorso legislativo durato oltre un anno e segnato da un acceso confronto politico ed etico.

La nuova disciplina inserisce nel Codice della sanità pubblica francese il cosiddetto “droit à l’aide à mourir”. Una formula scelta dal legislatore per definire il diritto, in presenza dei requisiti previsti, ad accedere a una sostanza letale e a essere accompagnati nel suo utilizzo.

Il farmaco potrà essere assunto direttamente dal paziente oppure, nel caso in cui la persona non sia fisicamente in grado di farlo, somministrato da un medico o da un infermiere.

La promulgazione, tuttavia, non rende immediatamente operative tutte le procedure: la legge rinvia a diversi decreti del Consiglio di Stato per stabilire le modalità concrete di applicazione, dalla presentazione della domanda alla verifica dei requisiti, fino alle sostanze utilizzabili e agli strumenti di controllo.

Chi potrà accedere all’aiuto a morire

La legge individua cinque condizioni cumulative. L’accesso sarà riservato a chi è maggiorenne; possiede la cittadinanza francese oppure risiede stabilmente e regolarmente in Francia; è affetto da una patologia grave e incurabile che compromette la prognosi vitale e si trova in fase avanzata o terminale; presenta sofferenze legate alla malattia refrattarie ai trattamenti oppure considerate insopportabili dopo la decisione di non iniziare o interrompere una terapia; ed è in grado di esprimere una volontà libera e consapevole.

La normativa precisa inoltre che una sofferenza esclusivamente psicologica non è sufficiente, da sola, per accedere alla procedura.

Non viene quindi introdotto un diritto generalizzato a ottenere la morte su richiesta, ma un percorso circoscritto a determinate condizioni mediche e sottoposto a una serie di verifiche.

Una procedura medica collegiale

La richiesta dovrà essere presentata a un medico e non potrà essere formulata o confermata tramite teleconsulto. Se le condizioni fisiche impediscono al paziente di raggiungere il professionista, sarà il medico a recarsi nel luogo in cui la persona viene assistita.

Prima della formalizzazione, il paziente dovrà essere informato sulle proprie condizioni di salute, sull’evoluzione prevista della malattia, sui trattamenti disponibili e sulle possibilità di assistenza.

Particolare rilievo viene attribuito alle cure palliative: il medico dovrà informare il paziente della loro esistenza e, qualora richiesto, consentirgli di accedervi. È prevista anche la possibilità di un supporto psicologico o psichiatrico.

La domanda sarà poi sottoposta a una valutazione collegiale, chiamata ad accertare il rispetto delle condizioni stabilite dalla legge e, soprattutto, che la volontà sia effettivamente libera e consapevole.

Il consenso potrà essere ritirato in qualsiasi momento

Uno dei punti centrali riguarda la possibilità di interrompere la procedura. Il paziente potrà rinunciare in qualsiasi momento.

Anche nel giorno previsto per l’assunzione o la somministrazione della sostanza, il professionista sanitario dovrà verificare nuovamente la volontà della persona. Qualora emergano pressioni esterne affinché proceda o, al contrario, rinunci, il percorso dovrà essere sospeso.

Ogni fase sarà inoltre registrata attraverso un sistema informativo destinato a garantire la tracciabilità della procedura.

Autosomministrazione o intervento del personale sanitario

Il modello francese privilegia l’autosomministrazione della sostanza letale. Quando però le condizioni fisiche del paziente la rendano impossibile, la legge consente l’intervento di un medico o di un infermiere.

È uno degli aspetti più rilevanti del nuovo sistema: la disciplina comprende quindi sia una modalità riconducibile al suicidio medicalmente assistito sia, in determinate circostanze, la possibilità che sia direttamente un professionista sanitario a somministrare la sostanza.

Il ruolo delle cure palliative

L’introduzione dell’aiuto a morire si inserisce in una più ampia revisione della politica francese sul fine vita.

Il 26 maggio 2026 era stata promulgata la legge n. 2026-404, finalizzata a rafforzare e rendere più equo l’accesso alle cure palliative e all’accompagnamento dei pazienti.

Le due normative costituiscono così due percorsi distinti: da una parte il potenziamento dell’assistenza e delle cure palliative, dall’altra il nuovo diritto all’aiuto a morire per chi soddisfa i requisiti previsti.

La clausola di coscienza per medici e infermieri

La legge tutela anche la libertà di coscienza dei professionisti sanitari. Medici e infermieri non saranno obbligati a partecipare alla procedura.

Chi sceglie di avvalersi della clausola di coscienza dovrà comunicarlo senza ritardo alla persona interessata o al professionista che lo ha contattato e indicare altri operatori disponibili.

Le strutture sanitarie e sociosanitarie dovranno, allo stesso tempo, consentire ai professionisti disponibili di svolgere la procedura secondo quanto previsto dalla nuova normativa.

Nasce una commissione nazionale di controllo

Il sistema sarà sottoposto anche a un controllo pubblico. Presso il ministero della Salute verrà istituita una commissione di controllo e valutazione, incaricata di verificare a posteriori il rispetto delle condizioni previste dalla legge.

L’organismo dovrà inoltre valutare annualmente l’applicazione della normativa e formulare raccomandazioni rivolte al Governo e al Parlamento. In presenza di possibili violazioni professionali o penali potrà trasmettere gli atti alle autorità disciplinari o alla Procura.

La commissione avrà una composizione multidisciplinare, comprendendo medici, magistrati, rappresentanti degli utenti del sistema sanitario ed esperti di scienze umane e sociali.

Un iter durato oltre un anno

La promulgazione arriva al termine di un lungo e divisivo percorso parlamentare. L’Assemblea nazionale aveva approvato il testo una prima volta nel maggio 2025, mentre il Senato lo aveva respinto nel gennaio 2026. Dopo ulteriori passaggi tra le due Camere e il mancato accordo della commissione mista paritetica, l’Assemblea nazionale ha avuto l’ultima parola.

Il testo è stato definitivamente adottato il 15 luglio 2026, dopo il nuovo voto contrario del Senato del 7 luglio.

Prima della firma di Macron è intervenuto anche il Consiglio costituzionale, che con la decisione del 14 agosto ha dichiarato la legge conforme alla Costituzione con alcune riserve interpretative.

Con la promulgazione del 18 agosto si chiude dunque il percorso legislativo. Resta ora la fase dell’attuazione concreta, destinata a definire modalità, controlli e funzionamento di uno dei provvedimenti più delicati adottati dalla Francia negli ultimi anni.

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