Sono 120 i gruppi criminali mappati da Europol nell’ambito del ransomware, all’interno di un ecosistema cybercriminale che continua a frammentarsi e ricomporsi, sfruttando nuove opportunità e le difficoltà della cooperazione internazionale. È il quadro delineato da Alfredo Nunzi, Direttore del Dipartimento Affari Istituzionali e Legali di Europol, intervenuto a “CyberShield AI Italia – La nuova difesa digitale nazionale”, l’evento promosso dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) e svoltosi ieri nel Salone d’Onore della Caserma “Salvo D’Acquisto” di Roma, sotto l’Alto Patrocinio dell’Arma dei Carabinieri e con il Parlamento europeo – Ufficio in Italia in qualità di Official Partner.
L’appuntamento ha riunito istituzioni italiane ed europee, vertici della sicurezza, Forze Armate, forze di polizia, agenzie dello Stato e rappresentanti dell’industria per un confronto sulle nuove minacce cyber e sulla crescente interconnessione tra criminalità informatica, sicurezza nazionale e protezione delle infrastrutture strategiche. Tra i contributi internazionali anche quello di Europol, impegnata nella cooperazione con le forze di polizia degli Stati membri.
Al centro dell’intervento di Nunzi le principali aree nelle quali si sta sviluppando la criminalità informatica. La prima riguarda il ransomware, fenomeno sul quale Europol ha realizzato una mappatura delle organizzazioni criminali coinvolte.
«Abbiamo mappato 120 gruppi criminali che agiscono nell’ambito del ransomware», ha spiegato Nunzi, descrivendo «un ecosistema criminale che si frammenta continuamente» e che tende a ricomporsi sulla base delle opportunità disponibili.
Il secondo fronte richiamato riguarda le frodi online, che non interessano soltanto grandi soggetti economici e finanziari, ma colpiscono anche le piccole e medie imprese, con conseguenze che possono assumere una rilevanza economica e sociale. Le frodi online rappresentano inoltre una delle principali categorie di attività seguite sul fronte del cybercrime da Europol.
Particolare attenzione è stata dedicata anche allo sfruttamento online dei minori. Nunzi ha richiamato l’evoluzione di gruppi e comunità digitali che utilizzano le piattaforme online per coinvolgere minori in dinamiche criminali e violente.
Secondo il rappresentante di Europol, il fenomeno non riguarda più soltanto la diffusione di materiale pedopornografico, ma anche forme di reclutamento e coinvolgimento dei minori nella commissione di reati, talvolta caratterizzati da livelli elevati di violenza. Un fenomeno che Europol considera di crescente preoccupazione e che richiede una forte collaborazione anche con il settore privato.
A completare il quadro è l’evoluzione della criminalità organizzata nello spazio digitale e la sua possibile sovrapposizione con le minacce ibride. Fenomeni di destabilizzazione e disinformazione contribuiscono infatti a rendere sempre meno netta la separazione tra criminalità informatica e altre forme di minaccia alla sicurezza.
L’intervento di Nunzi restituisce così l’immagine di un cybercrime sempre più articolato: dal ransomware alle frodi online, fino allo sfruttamento dei minori e alle nuove forme di criminalità organizzata digitale. Uno scenario nel quale la cooperazione tra forze di polizia e autorità dei diversi Paesi assume un ruolo centrale per contrastare fenomeni criminali che operano oltre i confini nazionali.
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