Deepfake e fake news, Giustozzi: «Il vero pericolo per le democrazie è la perdita del pensiero critico»

L’esperto di cybersecurity interviene al convegno promosso da ANGI a Roma: il problema della disinformazione non è soltanto tecnologico, ma riguarda la capacità delle persone di distinguere il vero dal falso.

Roma, 31 ottobre 2026 – Il pericolo dei deepfake e delle fake news non risiede soltanto nella capacità delle nuove tecnologie di generare contenuti falsi, ma anche nel modo in cui le persone percepiscono le informazioni e costruiscono le proprie convinzioni. Un fenomeno che, amplificato dai social network e dai sistemi automatizzati, può incidere sulla formazione dell’opinione pubblica e sul funzionamento delle democrazie.

È quanto evidenziato da Corrado Giustozzi, esperto di cybersecurity, Founding Partner & Chief Strategist di Rexilience e membro del Consiglio Direttivo di CLUSIT, intervenuto all’incontro “Il valore delle democrazie nell’era digitale: deep fake, AI generativa e nuove strategie dell’autocrazia”, promosso dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) in collaborazione con gli Uffici del Parlamento europeo in Italia, il 29 ottobre presso la Sala Europa di Roma.

Secondo Giustozzi, il dibattito sulla disinformazione tende a concentrarsi eccessivamente sugli strumenti tecnologici, trascurando la dimensione cognitiva del problema. La crescente fiducia nei contenuti digitali porta infatti molti utenti a considerare automaticamente attendibile ciò che vedono online, senza sottoporlo a un’adeguata verifica.

«Il problema dei deepfake e delle fake news viene purtroppo identificato soltanto come una questione tecnologica. In realtà è un problema molto più ampio, che riguarda la percezione del vero e del falso, una questione cognitiva», ha spiegato l’esperto.

Un ruolo determinante è svolto dai social network, dove i contenuti possono essere amplificati da soggetti interessati ad alimentare distorsioni informative e polarizzazione. In questo contesto si sviluppano le cosiddette echo chamber, ambienti digitali nei quali gli utenti entrano prevalentemente in contatto con opinioni simili alle proprie, rafforzando convinzioni già esistenti.

«Vado sui social network, vedo che tutti quelli della mia cerchia la pensano come me e automaticamente mi convinco che quella sia la cosa vera e giusta, senza più alcuna verifica critica. Questo è il vero pericolo per le democrazie», ha sottolineato Giustozzi.

L’esperto ha inoltre richiamato l’attenzione sull’utilizzo dei bot, account automatizzati capaci di simulare il comportamento degli utenti reali e contribuire alla diffusione di determinati messaggi. Attraverso reti composte da migliaia di profili, diventa possibile creare artificialmente la percezione di un consenso diffuso, inducendo le persone a considerare un’opinione attendibile soltanto perché apparentemente condivisa da molti.

La tecnologia, secondo Giustozzi, non rappresenta dunque l’origine del problema, ma uno strumento che rende le operazioni di manipolazione dell’informazione più semplici, rapide ed economiche rispetto al passato.

Il suo intervento, nell’ambito del confronto promosso da ANGI sul futuro delle democrazie nell’era digitale, richiama così l’importanza di affiancare alle soluzioni tecnologiche una maggiore consapevolezza degli utenti. La capacità di verificare le fonti e mettere in discussione le informazioni ricevute diventa un elemento centrale per contrastare la disinformazione e preservare un dibattito pubblico fondato su contenuti attendibili.

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