Il professore di Informatica giuridica interviene al convegno ANGI a Roma: dalle frodi digitali alla manipolazione dell’informazione politica, l’Europa e l’Italia rafforzano gli strumenti normativi per tutelare i cittadini.
Roma, 31 ottobre 2026 – I deepfake rappresentano una delle sfide più delicate dell’era digitale, con conseguenze che riguardano non soltanto la sicurezza dei consumatori, ma anche la stabilità dei processi democratici. La possibilità di generare contenuti audiovisivi falsi, sempre più difficili da distinguere da quelli autentici, espone infatti i cittadini al rischio di frodi e apre nuovi interrogativi sulla manipolazione dell’informazione politica.
A richiamare l’attenzione su questi aspetti è stato Giuseppe Corasaniti, Professore ordinario di Informatica giuridica presso l’Universitas Mercatorum e docente presso la LUISS Guido Carli, intervenuto all’incontro “Il valore delle democrazie nell’era digitale: deep fake, AI generativa e nuove strategie dell’autocrazia”, promosso dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) in collaborazione con gli Uffici del Parlamento europeo in Italia, il 29 ottobre presso la Sala Europa di Roma.
Nel suo intervento, Corasaniti ha evidenziato come i contenuti generati artificialmente possano essere utilizzati per ingannare i consumatori, ma anche per influenzare la percezione degli avvenimenti politici, contribuendo alla formazione di opinioni basate su rappresentazioni non veritiere della realtà.
«I deepfake sono uno degli aspetti più controversi e drammatici, sia per i consumatori, quotidianamente esposti al rischio di frodi, sia per la democrazia, perché contenuti politicamente orientati possono alterare le situazioni e creare equilibri politici fondati su una prospettiva falsa», ha spiegato il docente.
Un fenomeno che pone al centro del dibattito la necessità di individuare strumenti efficaci per contrastare gli utilizzi illeciti dell’intelligenza artificiale e garantire una maggiore protezione delle persone, soprattutto di quelle più vulnerabili.
Corasaniti ha quindi richiamato l’attenzione sul quadro normativo europeo, sottolineando il ruolo dell’AI Act e del Digital Services Act, due regolamenti che intervengono, con ambiti e strumenti differenti, sulla disciplina dell’intelligenza artificiale e dei servizi digitali.
«L’Europa ci ha già fornito alcuni strumenti con l’AI Act e con altre normative, come il Digital Services Act. Credo che anche l’Italia si stia attrezzando», ha dichiarato Corasaniti, facendo riferimento anche alla legge italiana n. 132 del 2025 in materia di intelligenza artificiale e ai successivi interventi normativi.
Secondo il professore, l’evoluzione della legislazione europea e nazionale testimonia una crescente attenzione verso i rischi connessi alle nuove tecnologie, con particolare riguardo alla tutela delle persone maggiormente esposte a possibili abusi.
«Mi sembra che l’Europa si sia mossa, ma anche l’Italia abbia intrapreso la direzione giusta, quella della protezione dei soggetti più deboli ed esposti», ha concluso.
L’intervento di Corasaniti si inserisce nel confronto promosso da ANGI sul rapporto tra innovazione tecnologica, diritti e democrazia, evidenziando l’importanza di accompagnare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale con strumenti giuridici capaci di affrontare i rischi della disinformazione e delle frodi digitali.
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